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Scortato dalla polizia penitenziaria per l’addio ai genitori

Il funerale a Castelfiorentino di Shpetim e Teuta Pasho (foto Carlo Sestini)

Castelfiorentino, Taulent Pasho, figlio di Shpetim e Teuta, è detenuto nel carcere di Como. Al funerale anche le sorelle Dorina e Vitore insieme ai parenti e agli amici

CASTELFIORENTINO. Scortato dalla polizia penitenziaria, è arrivato dal carcere di Como al cimitero comunale di Castelfiorentino per l'ultimo saluto ai genitori. C'era anche Taulent Pasho, indagato assieme all'ex fidanzata e al fratello di lei come responsabili dell'omicidio del padre e della madre, ai funerali di Shpetim e Teuta Pasho, 61 e 59 anni, marito e moglie, scomparsi nel 2015 e con i loro corpi ritrovati lo scorso dicembre fatti a pezzi, nascosti in alcune valigie abbandonate lungo la Fi-Pi-Li a Sollicciano. L'uomo, da poco estradato dalla Svizzera, sta scontando una pena a tre anni e quattro mesi di reclusione per reati legati agli stupefacenti. Per poche decine di minuti ha potuto ricongiungersi alle sorelle Dorina e Vitore. Dopo il nulla osta per la restituzione delle salme alla famiglia, è stata Dorina Pasho a contattare Don Alessandro Lombardi, parroco di Santa Verdiana, per chiedergli di venire a dare una benedizione ai genitori. Dei tre figli è sempre stata lei in prima linea: quando i genitori sparirono fu lei, contattando la stampa e avvisando le forze dell'ordine, a tenere accesi i riflettori su una storia altrimenti derubricata a un semplice allontanamento volontario di una coppia che faceva la spola tra l'Albania, Paese dove vivevano, e la Toscana. Oggi, giovedì 17, alle 15 i feretri sono arrivati dall'obitorio di Careggi con due distinti carri funebri. Ad attenderli circa 80 persone, per la quasi totalità facenti parte della comunità albanese, con molti parenti e tante persone arrivate non solo dalla Valdelsa. Nessuno delle istituzioni ha preso parte alla cerimonia. Fortissimo lo strazio anche a così tanta distanza dalla macabra scoperta, tanto che più di una persona ha accusato un malore. Non ce l'ha fatta Dorina, che è stata accompagnata al di fuori del punto della sepoltura dopo non aver retto lo strazio, ma nemmeno un altro parente stretto dei Pasho: nessun bisogno di mezzi di soccorso ma i presenti si sono dovuti adoperare per fornire un aiuto. C'è chi ha avuto bisogno di sedersi, sempre per la tensione. Poche le parole di Don Alessandro Lombardi, le uniche in italiano udibili in questo straziante momento, il quale ha fatto presente che i coniugi Pasho non erano battezzati ma per loro era riservata una preghiera speciale come si confà in questi casi. È stato ricordato comunque come la signora Teuta soleva recarsi in visita al santuario di Laç, situato tra Tirana e Scutari, dedicato a Sant'Antonio da Padova e meta di pellegrinaggi. Dopo una veloce preghiera collettiva, è iniziato il rito della sepoltura prima a mano con la pala e poi con la macchina del movimento terra, scandito dai pianti strazianti e da un canto funebre albanese scandito da una donna. A Taulent Pasho, tenuto in disparte dagli uomini in borghese della penitenziaria, è stato permesso di avvicinarsi al feretro per poche decine di secondi. A seguire, alcuni parenti lo hanno avvicinato per abbracciarlo: «È mio zio, me lo devi far salutare», ha chiesto agli agenti che hanno acconsentito. Sono arrivati in fila altri parenti e anche loro hanno potuto godersi un abbraccio. Poi però gli agenti hanno detto basta: «Non è per cattiveria, abbiamo già fatto tanto», e lo hanno portato via. Ora che i corpi hanno trovato una sepoltura, resta da capire lo scenario in cui questo efferato omicidio è andato in scena. —

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