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Soldi dimenticati in 200 conti di risparmiatori dell'Empolese Valdelsa: chi sono i titolari e come riaverli

Ecco come fare per riavere le somme passate dalle banche a Consap

EMPOLI. Quasi duecento rapporti nel circondario sono entrati in stato di “dormienza” nel 2020. Conti correnti, libretti di risparmio sia bancari che postali, certificati di deposito, buoni fruttiferi postali, obbligazioni, fondi di investimento e azioni.

Dentro all’elenco redatto da Consap - la società partecipata a cui il ministero delle Finanze nel 2010 ha affidato le domande di rimborso dei cosiddetti “conti dormienti” - c’è di tutto. Nell’altra pagina sono pubblicati i 200 rapporti con nomi, date di nascita e istituto bancario dove era il conto o il deposito.


In poche parole si tratta di soldi depositati in una banca, alla posta o presso una società finanziaria che da dieci anni non sono stati toccati e per questo sono stati depositati dagli istituti di credito in un fondo pubblico gestito appunto da Consap.

Soldi dimenticati, ma che possono essere recuperati con poche semplici operazioni. Ogni anno sono centinaia i rapporti di risparmiatori dell’Empolese Valdelsa che finiscono in stato di dormienza, nonostante gli istituti abbiano avvisato preventivamente i titolari della situazione, e che vengono affidati a questo fondo. In moltissimi casi si tratta di depositi postali o bancari aperti da persone ormai decedute, dei quali gli eredi non sanno niente e che rischiano di essere definitivamente persi. Sì, perché una volta che i soldi sono stati affidati a Consap c’è tempo dieci anni (in questo caso fino al 2030) per reclamarli prima che vengano definitivamente acquisiti dall’Erario e non sia più possibile rientrarne in possesso.

La società partecipata dal ministero pubblica gli elenchi, specificando nome, cognome, luogo e data di nascita, istituto di credito dove il rapporto era stato aperto e numero identificativo. Non la cifra, però. Seppure questa è di certo superiore ai cento euro, dal momento che per importi inferiori l’istituto di credito non è tenuto a trasmettere la somma alla società.

Come dicevamo, scorrendo le date di nascita dei titolari dei conti dormienti è facile pensare che molti di essi siano ormai deceduti: la persona più anziana presente nell’elenco è del 1908, poi ce ne sono altre quattro nate negli anni. Dieci del secolo scorso. Quindi nella decade successiva, quella di chi oggi avrebbe tra novanta e cento anni, ce ne sono altre ventuno. In tutto sono una cinquantina coloro che al momento avrebbero più di ottant’anni. Probabile che alcuni di loro siano deceduti.

Ma non per questo si devono considerare persi i fondi: gli eredi, infatti, nel caso in cui ritrovassero il nome del proprio congiunto nell’elenco possono recuperare le somme.

Detto di chi ha un’età avanzata, non mancano titolari di conti più giovani. In alcuni casi addirittura “millennials”, ragazzi e ragazze che alle soglie dei venti anni hanno già un deposito bancario fermo da dieci anni. Magari il libretto postale aperto dai nonni o dai genitori per pagare le rette dell’università o per comprare l’auto nuova una volta conseguita la patente. Soldi risparmiati e lasciati su un conto, da cui però non sono stati fatti più prelievi, nè versamenti. Il comune dove in assoluto ci sono più conti dormienti è Empoli: qui i rapporti passati a Consap nel 2020 sono addirittura 62. Quindi Fucecchio, dove sono 37, e Vinci, dove si fermano a 29. Una decina ciascuno, invece, si trovano a Castelfiorentino e a Montelupo.

Numeri inferiori negli altri comuni, fino ad arrivare ai due rapporti dormienti di Gambassi.

Sul fronte degli intermediari la maggior parte dei rapporti non più movimentati negli ultimi dieci anni sono in carico a Poste Italiane. Ma molti sono anche targati Credit Agricole, che alcuni anni fa ha acquisito la Cassa di risparmio di San Miniato. In misura minore Intesa San Paolo e Monte dei Paschi di Siena. —



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