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Vino annacquato? «Una barzelletta che però non ci fa affatto ridere»

Il presidente della cantina sociale Colli fiorentini contro la proposta di ridurre l’alcol avanzata dall’Unione europea

MONTESPERTOLI. Sta facendo discutere la proposta avanzata a livello europeo di un vino dealcolizzato. Ne abbiamo parlato con Ritano Baragli, vicepresidente di Fedagripesca Confcooperative Toscana e presidente della Cantina sociale Colli Fiorentini Valvirginio, per capire come sta reagendo il mondo dei produttori a questa sorta di provocazione. Il portavoce della Commissione Balazs Ujvari, ha affermato che lo sviluppo di vini dealcolati è un’importante opportunità di mercato per il settore vinicolo Ue. La domanda dei consumatori di vini con minore tenore alcolico è aumentata in modo significativo. E nella sua proposta di riforma della politica agricola comune del 2018, la Commissione ha proposto di adattare il quadro giuridico sui vini per includere questo prodotto nuovo e promettente. Per Baragli è una «barzelletta che non fa affatto ridere».

Insomma, presidente si rischia di cancellare in un colpo solo secoli di tradizione e di saperi in nome della fabbricazione di una nuova bevanda o no?


« Non credo ci sia questo rischio, il vino sarà sempre quello della tradizione, seppur aggiornato nei gusti. Quello a cui si fa riferimento è un prodotto che già si può fare e in qualche stato dell’Unione Europea si produce: proviene dal vino, a cui viene tolto l’alcol (per portarlo a 0,5 gradi invece dei 9,5 gradi minimi di un vino da tavola), ma non può essere considerato e chiamato “vino”. È una bevanda che interessa una piccolissima fascia di consumatori, e sul fatto che sia in crescita ho delle perplessità. Non ritengo che questa bevanda possa conquistare i consumatori responsabili di vino che noi amiamo e che scelgono i nostri prodotti. Il vino è un prodotto con caratteristiche chiare e con un forte legame con il territorio da cui nasce grazie al duro lavoro dei vignaioli. Non scherziamo!»

Nella proposta della Commissione in realtà non si parla di aggiungere acqua, anche se ovviamente sarebbe il modo più semplice, più naturale e meno costoso per abbassare il tenore alcolico del vino. Torneremo all’antica “acquetta” o al “mezzone”?

«L’“acquetta” o il “mezzone” venivano fatti in un certo periodo storico dai contadini poveri aggiungendo acqua alle vinacce. Ma anche questo prodotto non aveva nulla a che fare col vino! Secondo lei chi sarebbe più penalizzato dall’introduzione di questa nuova bevanda? Nel mondo si consumano tante bevande, i produttori di vino non rischiano di essere penalizzati. Certamente però deve essere chiaro che questo prodotto è qualcosa di diverso dal vino, ma la norma già lo prevede. Il vino nasce nel vigneto, viene trasformato in cantina con tecniche antiche e tecnologie moderne per migliorarne la qualità, è frutto di un processo naturale che non può essere alterato. Altrimenti si fa un’altra cosa, ma non si fa vino».

Alla fine ci ritroveremo a brindare con un Chianti analcolico accompagnato da stuzzichini di farina di larve d’insetto? Davvero questo può essere considerato progresso?

« Un’operazione di dealcolizzazione sul Chianti dovrebbe essere prevista dal disciplinare, che andrebbe modificato dai soci. Ma, anche cercando di guardare lontano, non vedo all’orizzonte l’ipotesi di un Chianti a 0,5 gradi».

Che ne pensa della proposta, a livello europeo, di inserire nell’etichetta delle bottiglie di vino la dicitura “nuoce gravemente alla salute”?

«Mi sembra un’eresia, e condivido la posizione dell’Italia nei confronti delle “etichette semaforo” che alcuni paesi vorrebbero inserire ma andrebbero a penalizzare le nostre più importanti denominazioni.

“Nuoce gravemente alla salute”, ma in che dosi?

«Il vino è un elemento importante della nostra dieta mediterranea, e nella giusta dose non nuoce alla salute: una dicitura simile direbbe una cosa non vera».

L’Italia è il primo produttore europeo di vino, seguita dalla Francia. Avrà il peso che le spetta a livello politico su queste decisioni?

«Dipende dalla capacità come paese di operare nell’ambito dell'Europa: l’Italia oggi riveste un ruolo di primo piano quindi deve far sentire le proprie istanze: l’Italia è il primo produttore di vino al mondo e i suoi abitanti sono tra i più longevi, segno che i prodotti della dieta mediterranea, consumati nella giusta dose hanno benefici per la salute».

Perché secondo lei dai tavoli europei arrivano queste proposte? Chi ha da guadagnare molto rispetto a queste azioni di sistematica distruzione della tipicità di certi prodotti?

«Ci sono paesi del centro Europa che avrebbero dei vantaggi, ma soprattutto a guadagnarne forse sarebbero quelli che vogliono imitare il prodotto». —