Salumificio Piacenti, export in ripresa. La novità sono le confezioni riciclabili

Il Salumificio Piacenti di Certaldo

Lanciate le vaschette recuperabili al 100%, la quantità di plastica si riduce del 30% rispetto al modello precedente

CERTALDO. Lievi segnali di ripresa per quanto riguarda l'export nel secondo trimestre del 2021 e grande attenzione al packaging riciclabile. E' questo il messaggio che arriva dallo storico stabilimento Salumificio Piacenti, guidato dal dottor Marco Pisoni. La realtà, che conta 44 dipendenti, guarda al futuro, dopo aver affrontato alcuni mesi complicati come maggio e luglio dell'anno scorso. Fra i tanti fattori che hanno permesso di attraversare con tranquillità le acque agitate della pandemia covid 19 vi è anche la forte reputazione della stessa azienda, ritenuta una delle migliori del mercato.
«Il virus ha reso più complicato e costoso che mai quello che facciamo. Il nostro lavoro imponeva già alcune prassi di massima igiene e su un sistema già addestrato si sono innestate cautele ulteriori a protezione degli stessi operatori. Un grande grazie va agli operatori, capaci di essere una squadra tale da mantenere lo stesso grado di servizio ai nostri clienti. Guardiamo al futuro con buona tranquillità» spiega Marco Pisoni, ad di Salumificio Piacenti.

L'azienda infatti aveva depositato in passato un piano di concordato preventivo con riserva per ridurre la parte debitoria il più possibile: «Attendevamo la fine di questo percorso per il 2020, auspichiamo che possa intravedersi per la fine del 2021 ma non disponiamo in questo momento di elementi certi per una previsione. I nuovi prodotti e progetti ambiziosi in essere sono pronti a rendere più competitiva che mai l'azienda una volta entrati nel periodo post covid».

Un mercato che, con l'arrivo del covid 19, ha subito profondi cambiamenti: «Si sta diffondendo una voce generalizzata che attribuirebbe al comparto degli alimentari una crescita fortunata in questo recente tempo di pandemia. Occorre fare chiarezza con alcune considerazioni. Le persone hanno continuato a mangiare, forse anche di più ma non è vero che hanno mantenuto le stesse abitudini. Le chiusure obbligate ci hanno costretto a rivedere l'abitudine di mangiare fuori casa, riducendo pericolosamente i fatturati legati alla ristorazione, gli operatori del comparto Ho.Re.Ca. hanno subito danni ingenti e rimangono in una situazione di sofferenza».
Il mercato dei salumi ha visto atteggiamenti differenti da parte dei consumatori: «Nei supermercati a partire da maggio 2020 le vendite al banco della gastronomia si sono ridotte in modo preoccupante perché si è preferito l'acquisto di una vaschetta dallo scaffale frigorifero piuttosto che correre rischi con una coda al banco. Di conseguenza vi sono perdite ancora non recuperate. Inoltre si è aggiunto una generale depressione dei consumi, dove forse si è una preoccupazione a un futuro incerto che ha sollecitato una tendenza al risparmio, che ha colpito i prodotti di prezzo più elevato. All'interno della distribuzione a farne le spese sono state le insegne storiche a vantaggio delle più recenti, i cosiddetti soft - discount, i quali con una offerta più competitiva hanno spostato clientela e fatturati. All’interno delle diverse categorie di prodotti, hanno sofferto quelli a prezzo medio più alto, come ad esempio i prosciutti crudi a vantaggio di quelli più ‘convenienti’ salami e mortadelle». Nelle settimane scorse sono state lanciate le vaschette al 100% riciclabili, con una riduzione della quantità di plastica del 30% rispetto al modello precedente. Una scelta che tiene conto del generale aumento dei volumi con preferenza per il prodotto confezionato in vaschetta, la quale ha imposto una riflessione all'interno dello stesso Salumificio Piacenti, marchio presente in Valdelsa dal lontano 1956, nato con Piero Piacenti. «Nei prossimi dieci anni - evidenzia Gianfranco Plantamura, production manager - l’azienda ha deciso di focalizzare i propri investimenti non solo sulla progressiva riduzione dell’impatto ambientale su tutti i fattori chiave della produzione come energia, acqua, rifiuti ma anche sulla mitigazione degli impatti dei prodotti stessi, come per esempio l’integrazione di materie prime vegetali accanto alla carne e sulla creazione di una filiera controllata, dedicando massima attenzione ai fornitori locali – come per il marchio Terre di San Gimignano. Il focus è quindi sugli approvvigionamenti di materie prime, ingredienti e accessori, tra cui il packaging appunto, il test e il successivo utilizzo di materiali innovativi. —

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