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Due centri per vaccinare i fragili

Li offrono Avis e Arci con i medici di famiglia. Ma la Regione non risponde


EMPOLI. Due nuovi centri vaccinali al circolo Arci di Avane e alla sede Avis di via Guido Rossa a Serravalle da destinare a categorie particolari come i fragili. A Empoli si fanno passi avanti per potenziare la rete dei punti di somministrazione dei sieri contro il Covid dopo l’apertura del grande polo alla ex Sesa di via Leopoldo Giuntini. Il problema principale è che però la Regione, su questo, non si è ancora formalmente espressa. Delle questioni si parla da circa un mese, ma a quanto emerge dalla cabina di regia legata alla campagna vaccinale si sta pensando molto a cercare di risolvere i problemi più stringenti a discapito dello sguardo di prospettiva. Ciò nonostante, la Società della Salute Empolese Valdelsa Valdarno ha incontrato una settimana fa i rappresentanti locali dei medici di famiglia e la dirigenza dell’associazione di donatori di sangue Avis, per valutare assieme il progetto. «Il direttore della Società della salute Franco Doni – spiega Antonio Fanciullacci in qualità di coordinatore dei medici di medicina generale empolesi – ha preso in considerazione entrambe le proposte. Entrambe sono supportate dalla maggior parte dei medici di famiglia del territorio. La questione che ha posto la Società della Salute è che comunque la discussione sui nuovi punti vaccinali su Empoli al momento sia prematura perché legata alla disponibilità di dosi di vaccini». È infatti vero che al momento la struttura di via Giuntini, studiata per erogare attorno alle mille somministrazioni al giorno, al momento viaggia sulle 600 quotidiane. Questo in un momento in cui la disponibilità è aumentata. In ogni caso, per i medici di famiglia empolese meglio guardare in prospettiva: «Mettere su un centro vaccinale come lo intendiamo noi lo si fa in 24 ore – prosegue Fanciullacci – solo che una settimana fa abbiamo fatto l’ultima riunione con Giani e il suo pensiero era quello per cui noi dovevamo concentrarci sugli ultra 80enni e poi si sarebbe pensato al resto». I medici di famiglia avevano inizialmente proposto di supportare la vaccinazione dei soggetti fragili, ancora a rilento viste le tante proteste che arrivano da persone di questa categoria non ancora chiamate. La Regione, però, sembra più indirizzata a lasciare loro altre categorie come i 70enni e i diabetici.

L’Asl Toscana Centro, intanto, a una settimana dalla richiesta de Il Tirreno, ancora non ha fornito i dati sulla vaccinazione degli ultra 80enni. «Siamo intorno al 95 per cento – fa sapere però Antonio Fanciullacci – mancano quelli che non hanno dato il consenso o casi eccezionali. Noi a metà maggio dovremmo aver finito anche i richiami di Pfizer». —