Contenuto riservato agli abbonati

Dalle lezioni di cucina alle borse artigianali, ecco l’anno zero di Mauro

Il cambiamento di rotta è avvenuto con la pandemia perché lavorava con i turisti a Certaldo 

CERTALDO. Le colline tra Volterra e San Gimignano, una casetta isolata tra discese verdi, l’orizzonte a perdita d’occhio sulle valli dell'entroterra toscano. Mauro Frediani si è isolato per scelta, a quasi quarant’anni, anche prima che l’isolamento fosse un'imposizione. «E non sono l'unico, qua c'è un sacco di gente sparsa per la valle e sulle colline, che ha scelto di vivere così». Prima del Covid, a casa sua, venivano solo turisti, perché Mauro aveva tirato su nel 2016 la Montese Cooking Experience, una scuola di cucina soprattutto per stranieri, in cui insegnava a far la pasta o le tipiche ricette della tradizione toscana. Tedeschi, olandesi, americani, “anche gente dal Sudafrica”. Adesso ci sono solo lui, Ugo, Carina e Marisa, due cani e una gallina domestica. «Vedere tutte le prenotazioni andare giù in una settimana, è stato un brutto colpo». La Montese non ha chiuso, è «in attesa di ripartire». Ma nell'attesa, Mauro non è rimasto con le mani in mano. Anzi. Proprio Marisa è stata d'ispirazione per Mauro, che dal lockdown del 2020 ha scoperto una nuova passione: il cuoio. «In realtà credo di avere la pelletteria nei geni – racconta – perché mio nonno era un modellista e anche la sorella di mia nonna. Durante il lockdown, come tutti credo, ho fatto un po’ di pulizie, di quelle più impegnative. E ho trovato i vecchi attrezzi del mio nonno. Non sapevo di averli, non so nemmeno come siano arrivati lì, ho fatto tanti di quei traslochi».

Mauro prima di dedicarsi alla Montese Cooking Experience aveva un negozio a Certaldo, vicino alla stazione, il Video Emporio, «chissà, forse me li sono portati dietro da lì». Ma è anche un musicista e cantante nel gruppo Patagonia blues. «Non credo sia coraggio, la normalità del cambiamento. In certi momenti, uno accede a delle risorse che nemmeno sa di avere. Mi sono detto: ho le mani, usiamole. Sono sempre stato un aggeggione, e credo che nei momenti più di sconforto sia importante mettere in moto le mani, per riallineare la mente. Cercare di fare qualcosa di costruttivo». Il salotto di Mauro è diventato così un laboratorio di pelletteria, dove taglia la pelle e cuce, dove realizza le borse della “Depollo”, il marchio che ha dedicato a Marisa (la gallina).


Da un lato la pelletteria, dall’altro le chitarre. «Nel cuoio bisogna stare attenti ai particolari, la lavorazione diventa quasi una meditazione, si raggiunge una pace interiore». Ancora però le borse realizzate da Mauro non sono in vendita: «Per adesso le regalo a qualche amico, per testare anche il prodotto, capire se piace. Quello che sto facendo è stato funzionale al non perdere la testa in tutti questi mesi. Questo posto è isolato davvero, e la scelta era stare sul divano a guardare serie tv o fare qualcosa, mettere in moto un processo creativo». Per avviare il “processo creativo” Mauro non si è affidato ai tutorial su youtube, ma ad altri artigiani. «Ho chiesto consigli agli anziani che sanno il mestiere, e anche ragazzi più giovani di me che però avevano esperienza. Alcuni dei più importanti in questa avventura sono stati Peter Bartalesi, liutaio, e suo fratello, Benjamin, che è un fabbro, di Certaldo, e Alberto Marcocci, che è sempre stato al mio fianco, non solo nel lavoro ma proprio nella vita». Mauro ha le idee ben chiare sull’anno appena trascorso: «Questo è l’anno zero: con la pandemia si può anche ricominciare. L’artigianato può ricominciare, da queste colline». —

Viola Centi

© RIPRODUZIONE RISERVATA