Chiusura del bar della stazione targato Chef Express, resiste il Dopolavoro

A Empoli sospesa l’attività della catena «in attesa di tempi migliori». L’altro locale a conduzione familiare: «Non vogliamo cedere» 

Viola Centi

EMPOLI. C’èla catena che arranca e decide di chiudere temporaneamente. E chi invece, se pur piccolo, tiene duro e lotta ancora. Alla stazione ferroviaria di Empoli diventano emblema della pandemia i due bar che da sempre si contendono gli avventori: il punto ristoro al binario 1 e il Dopolavoro ferroviario. Il bar interno, gestito da Chef Express (gli stessi che si trovano anche sulle autostrade), è “temporaneamente chiuso”, come conferma il responsabile della relazioni esterne del gruppo commerciale che fa riferimento alla famiglia Cremonini. «Non era possibile restate aperti – dice Luca Macario – purtroppo con il crollo dei flussi dei pendolari, i costi fissi di gestione sono diventati insostenibili. Tutti i dipendenti sono stati tutelati, nessuno resterà a casa». Ma la speranza di riaprire presto resta legata «alle prossime disposizioni ministeriali: solo con l'asporto non potevamo andare aventi, ci abbiamo provato, ma non era sostenibile. Appena le regole ce lo consentiranno, e potremo tornare a fare servizio al bancone, riapriremo. Ci dispiace per i pendolari, ma abbiamo preferito salvaguardare il lavoro dei dipendenti».


Altra storia invece per il Dopolavoro ferroviario, dove Antonella Magrì ha deciso di lottare anche contro la zona rossa. Il servizio non si è mai fermato. «Non voglio cedere – dice – ho dato fondo a tutto quello che avevo e che potevo, tutti i risparmi. Ho cinque dipendenti a casa, qualcuno ha anche cambiato lavoro. D’altra parte, non sapendo quando si sarebbe ricominciato a lavorare come prima, hanno deciso di prendere altre strade. Ma non chiudo. Sono vent’anni che sono qui a lavorare. Qui siamo rimaste io , mia figlia, e il mio socio. Appena potrò mettere fuori i tavolini, spero che qualcosa ripartirà». Il grosso problema sono i passeggeri che non ci sono più: ogni giorno migliaia di persone si trovavano anche solo a Empoli di passaggio, tra una coincidenza per Pisa o per Siena, lavoratori, studenti, anche turisti. «Adesso la piazza è deserta, abbandonata. Non c’è più nulla. Ci sono gli spacciatori, quelli sì».

La mancanza di clienti comunque per la barista storica del Dopolavoro Ferroviario non dipenderà solo dalle riaperture decretate dalla zona arancione o gialla. «Se i pendolari non tornano a lavorare tutti in presenza o gli studenti non tornano a scuola al cento per cento, sarà un problema lo stesso – dice mentre prepara i caffè da asporto per una cliente fissa – Metterò fuori i tavolini, ma se non sappiamo quante persone torneranno effettivamente a viaggiare, sarà un salto nel buio». Tavolini che la barista era abituata a risistemare all'interno del locale solo la sera a mezzanotte. Ma ora, con il Covid, la pandemia e le regole per le zone arancioni, rosse e gialle, e il coprifuoco alle 22 «chiudo molto presto. E’ inutile restare aperti anche se si può. Prima non avevo paura a restare da sola, quante volte, se ci ripenso, ho chiuso il bar da sola. Ora ho paura, non c’è più niente in piazza, non c'è più nessuno».

Il Dopolavoro, e di conseguenza Magrì, hanno avuto una battuta d’arresto con le entrate anche a causa del trasloco dell’università. «Ci è scaduto il contratto con la mensa universitaria il 15 gennaio, e non sarà rinnovato. Abbiamo perso 95mila euro. E il bando non lo faranno nemmeno più, perché l’università si è spostata a Prato». «Ma si sa – conclude sconsolata - la cultura non porta guadagno». —