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Catena di birrerie emigra in Albania: «Là meno restrizioni, si può ripartire»

Pietro Nicastro e Monica Fantoni di Limite, titolari della Lowengrube

I proprietari del marchio Lowengrube sbarcano allo stadio di Tirana, in Italia cinque le nuove aperture che sono bloccate

LIMITE. Lowengrube inaugura il primo locale fuori dall’Italia. Il gruppo fondato da Pietro Nicastro e Monica Fantoni, che nel 2005 aprirono la loro prima birreria a Capraia e Limite, sbarca a Tirana, in Albania.

Il progetto rientra nella strategia di internazionalizzazione del marchio, che conta già 24 locali sparsi per la penisola, e arriva a compimento dopo un anno di stallo dovuto all’emergenza pandemica.


Con cinque nuove aperture in Italia già pronte e bloccate dalle restrizioni, la prima inaugurazione dell’epoca Covid è stata possibile solo fuori dai confini nazionali, in un paese dove le norme sono meno stringenti e pub e ristoranti possono stare aperti. «Per noi questo è un passaggio fondamentale – spiega Pietro Nicastro, amministratore delegato dell’azienda – perché è il primo tassello del progetto di esportazione del marchio Lowengrube all’estero, ma anche perché rappresenta un segnale di ripartenza dopo oltre un anno di stop. Un elemento di speranza che ci auguriamo possa essere seguito nel più breve tempo possibile dalla riapertura dei locali in Italia».

Oltre 300 metri quadrati con 160 posti a sedere – per una ventina di dipendenti tra cuochi e camerieri – proprio all’ingresso del nuovo stadio di Tirana, l’Arena Center o Air Albania Stadium. Un complesso avveniristico progettato dallo studio di architettura Archea di Firenze e inaugurato nel 2019.

Il nuovo locale targato Lowengrube sorge qui, offrendo la consueta ricetta di birre bavaresi e piatti della tradizione tedesca. La formula è quella del franchising, la stessa adottata per le aperture che negli ultimi quindici anni si sono succedute in tutta Italia, dalla Sicilia al Friuli.

«Il progetto viene da lontano - prosegue ancora Nicastro - nel 2019 mettemmo in programma una decina di nuovi locali per l’anno successivo, tra cui anche quello di Tirana. Purtroppo il Covid ha complicato tutto e ha di fatto bloccato le nuove inaugurazioni fino a questi giorni, in cui abbiamo potuto aprire in Albania. Là, infatti, in questo momento le restrizioni sono meno stringenti. Bar, pub, ristoranti possono rimanere aperti, pur nel rispetto dei protocolli, fino alle 22 e le persone possono uscire per bere e per mangiare. Qualcosa di molto simile a quello che sta avvenendo in altri paesi europei».

Una situazione che, invece, in Italia rimane quasi un miraggio per migliaia di imprese del settore e che proprio in questi giorni sta producendo un’ondata di proteste e di manifestazioni. L’incertezza di fronte alla crisi generata dalle chiusure accomuna tutto il comparto e colpisce anche le realtà più strutturate, come appunto la catena con sede a Limite sull’Arno che ha all’attivo circa 400 dipendenti.

«L’ultimo anno è stato veramente duro – ammette ancora l’amministratore delegato – siamo partiti nella scorsa primavera con l’asporto e le consegne a domicilio nei nostri locali. Tuttavia, il lavoro è calato complessivamente dell’85% e siamo stati costretti a mettere quasi tutti i nostri dipendenti in cassa integrazione. È una condizione davvero insostenibile perché non sappiamo quando potremo tornare ad aprire ai nostri clienti».

« Tra l’altro – prosegue – nei nostri locali molto spesso ci sono ampi spazi esterni e in questi giorni abbiamo mandato una circolare a tutti i nostri affiliati per sfruttare le possibilità offerte dagli enti locali per aumentarle ulteriormente. La sicurezza va garantita, ma la ripartenza è urgentissima». La ripartenza per Lowengrube avrebbe un significato particolare. Sono cinque, come detto, i locali praticamente già pronti, che attendono solo il via dal governo. Il primo a Modena, che sarà il più grande della rete. Mentre a Ravenna e a Reggio Emilia ci vorranno pochi mesi per la fine dei lavori. Un altro punto è previsto all’interno dell’outlet Franciacorta, in provincia di Brescia. E infine l’ultimo nel centro commerciale di Tiare di Villesse, in provincia di Udine. —

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