Scandalo concerie, scattano i controlli sui terreni dove è stata costruita la strada "429"

La rotatoria di Brusciana con i lavori in corso, all’inizio del 2019, il momento in cui sarebbero arrivati gli scarti inquinanti

Il commissario straordinario del cantiere annuncia verifiche per capire cosa sia finito sotto l'asfalto tra le frazioni di Brusciana e Dogana

EMPOLI. Sondaggi nel terreno per capire cosa sia finito, all’inizio del 2019, sotto il tratto della strada regionale 429 tra Brusciana e Dogana, dopo la scoperta da parte dei carabinieri che nella mescola utilizzata per creare il tracciato sarebbe stato utilizzato illecitamente anche il keu, materiale di scarto proveniente dall’industria conciaria, considerato rifiuto speciale.

Dovranno essere svolti prossimamente anche per capire quanto lì sotto sia accaduto soprattutto pensando all’ambiente circostante, alle falde acquifere e ai numerosi terreni agricoli presenti in quell’area. «A oggi non so se andando a fare dei sondaggi è possibile rinvenire questo materiale. Se nessuno ce li chiederà, li faremo comunque», fa sapere Alessandro Annunziati, che è stato commissario straordinario per la conduzione del cantiere della nuova strada della Valdelsa, raccordo tra la Fi-Pi-Li e la Firenze Siena. Il responsabile del cantiere, scelto nel 2014 per riprendere le redini di un’opera bloccata per sette anni, aspetta di capire meglio come sia stato gestito l’utilizzo del materiale proveniente dall’impianto della Lerose di Pontedera e gestito dalla Cantini Marino di Vicchio. «Al momento non sono chiari i contorni – prosegue Annunziati – per esempio se sotto la 429 abbiamo nel totale ottomila tonnellate di scarti conciari totali o se questi ottomila sono stati mescolati ad altri inerti e quindi come keu presenti sulla 429 in una misura minore. Se fosse la seconda delle ipotesi il tutto sarebbe più gestibile».

Dopo l’inchiesta sugli scarti delle concerie smaltiti illecitamente in vari punti della Toscana e sulle infiltrazioni della ’ndrangheta nella regione, i sindaci della zona, vale a dire Brenda Barnini e Alessio Falorni, nei giorni scorsi avevano detto che «si parla di ottomila tonnellate, cioè quattromila metri cubi, un tratto pari a 200 metri di quella strada circa».

All’epoca dei fatti, ovvero i primi mesi del 2019, il materiale portato in cantiere dalla Cantini Marino non destava sospetti, essendo corredato da una certificazione poi rivelatasi, secondo la Procura, non corrispondente alla realtà. «Al fornitore in questione abbiamo chiesto le certificazioni del materiale d’ingresso al cantiere, che sono stati sempre regolarmente esibite – conclude Annunziati – fortunatamente chi deve sorvegliare sui produttori lo ha fatto. Non era una ditta qualunque, è storica, lavora per tanti cantieri, non faceva la miscela solo per noi. Siamo tra le tante vittime di questa vicenda».

Che il controllo comunque ci fosse lo si vede quando, ad aprile 2019, l’azienda Sigma di Campi Bisenzio viene chiamata da Annunziati con un affidamento diretto per «effettuazione prove sui materiali relativi a lavori stradali», come si legge in un decreto sul sito della Città metropolitana. «Noi però non effettuiamo le analisi chimiche – precisa Simone Scalamandrè, direttore generale della Sigma – noi eseguiamo opere di compattazione e di carico, sulla resistenza del materiale. A noi fanno già trovare un rilevato pronto da provare a compressione. Non possiamo quindi capire la provenienza né stabilire se sotto abbiamo messo qualcos’altro. Purtroppo quando siamo arrivati era una parte già superata». —

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