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'Ndrangheta, quelle lotte intestine negli appalti della “429”

Il commissario straordinario Annunziati: «Si presentavano con false certificazioni per assicurarsi le forniture»

EMPOLI. Una falsa certificazione permetteva a un prodotto contaminato di essere utilizzato per realizzare il quinto lotto della 429 tra Empoli e Castelfiorentino. A esibirla era stata la Cantini Marino Srl di Vicchio quando invece il suo diretto concorrente, pur utilizzando lo stesso materiale, era stato bloccato proprio per assenza di tale documento. È uno dei risvolti emersi nell'ambito dell'inchiesta “Keu”, dal nome dell’inerte finale derivante dal trattamento dei fanghi prodotti dagli scarti della concia delle pelli, che ha portato a sei arresti, sette provvedimenti interdittivi e sequestri oltre i 20 milioni di euro da parte dei carabinieri, riscontrando una forte presenza delle 'ndrine negli affari di questa fetta di Toscana.

Queste due imprese (la seconda non la citiamo perché al momento non è implicata nell'inchiesta, nda) che servivano gli appalti e i subappalti del tratto Brusciana-Dogana nei primi mesi del 2019, avevano come fornitore comune la Lerose Srl di Pontedera, ditta che, secondo le indagini, nei propri materiali inerti avrebbe inserito illecitamente scarti conciari. Questo aspetto rientra in un contesto in cui, in quel tratto tra Brusciana e Dogana, secondo le carte, si è consumata una guerra di interessi in cui non sono state le regole del mercato a decidere chi stesse dentro e chi fuori. Francesco Lerose con la sua omonima ditta a un certo punto, stando a quando scoperto, ha iniziato a favorire la Cantini Marino a discapito dell'altra, fino di fatto a estrometterla, infine stipulando un accordo di esclusiva con la società di Vicchio per una fornitura, a prezzi molto contenuti, del proprio prodotto da portare sul nuovo tratto della strada regionale 429.


«Quando il materiale non certificato è arrivato in cantiere e ci siamo accorti dell'assenza dei documenti obbligatori – spiega il commissario straordinario per la 429, Alessandro Annunziati – lo abbiamo respinto. Abbiamo bloccato la fornitura e segnalato la cosa ai carabinieri. I controlli c'erano: stiamo parlando di elementi che a livello tecnico erano comunque buoni». Lo stesso materiale portato dalla Cantini Marino è invece entrato: «Quando ti presentano una certificazione – prosegue l'ingegnere – per noi è corretto. Se poi questa è stata falsificata o modificata, siamo noi la parte lesa. Ci sono altri passaggi a monte che certificano la qualità ambientale del prodotto». Nell'ordinanza del Gip Antonella Zatini emerge che l'imprenditore con i materiali non certificati «raccontava altresì che dopo il blocco dei suoi conferimenti, – si legge nel documento del tribunale fiorentino– convinto di aver subìto un'ingiustizia, si era rivolto al capitano dei carabinieri, riferendo ai militari un contesto di corruzione proprio a carico dell'ingegnere della Provincia; la circostanza di tale denuncia non era peraltro riscontrata dagli operanti». Sempre la stessa persona, il 16 febbraio 2019, in un'intercettazione ha affermato che «l'ingegnere della Provincia era in rapporti di amicizia con Cantini». «Non so assolutamente dove sia e chi sia – fa sapere Annunziati a riguardo– questi sono tutti aspetti legati a tentativi di infiltrazioni nel cantiere che noi abbiamo rispedito al mittente: sulle denunce abbiamo agito come si doveva fare». —

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