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Nell'Empolese chiudono tre famosi ristoranti

I proprietari non ce la fanno più e vendono: due sono nel centro di Empoli

EMPOLI. Dopo mesi passati tra chiusure, sprazzi di apertura, cene vietate e “zone rosse” fatte solo di asporto, a Empoli si iniziano a vedere i primi ristoratori che hanno deciso di dire “basta”. Che non hanno più nemmeno la forza di protestare, che cessano l’attività o la mettono in vendita. Basta guardare gli annunci immobiliari pubblicati in zona e si nota come ci sia chi è già passato al passo successivo, a gettare la spugna. In un settore dove, tra bar e ristoranti, nell’Empolese Valdelsa operano circa mille imprenditori, con un giro di diecimila addetti. Ma che hanno avuto perdite pari al 70/80% di fatturato. E con ristori pari a solo il 4/5%.

Uno dei locali che ha deciso di chiudere è il “Pandemonio” di Stefano Michelassi, aperto nel 2014 in piazza Guido Guerra e adesso posto in vendita su vari siti legati al mondo immobiliare. Si tratta di un ambiente che negli anni aveva reso Empoli una città più viva grazie alle serate con i concerti. Un luogo in cui non solo si cenava ma anche si vivevano tanti momenti di socialità. Niente di tutto questo è ormai più possibile: secondo l’opinione dei gestori «fare l’asporto non era una strada praticabile, visto che il “Pandemonio” viveva di cene partecipate e di serate». Qualche ristoro è arrivato, ma poca roba. Quindi a questo punto meglio cercare qualcuno intenzionato a comprare l’attività: 90 metri quadri per 40mila euro, secondo uno dei portali in cui si trova l’annuncio. Ma non è il solo bar o ristorante in vendita in questo periodo. Alcuni non sono riconoscibili: si è preferito utilizzare delle immagini generiche in modo da avviare la trattativa direttamente nelle agenzie di riferimento, altri annunci invece sono molto più eloquenti. È in vendita, per esempio, anche la storica “Osteria Bianca” di Ponte a Elsa, tanto che quella zona in cui si trova l’incrocio tra la Tosco Romagnola, la via Valdelsa e la ex 429 porta proprio quel nome. L’attuale proprietario, che preferisce non fornire le sue generalità, fa sapere di avere rilevato l’attività da un suo conoscente nelle scorse festività di Natale, auspicandosi che nel 2021 le cose potessero mettersi meglio in termini di riaperture. Poi, essendoci state solo zone arancioni e rosse, non è stato nemmeno possibile aprire. Da qui la decisione di rimettere nuovamente l’attività in vendita «perché non è stato possibile lavorare e ci sono stati solo oneri da versare».


Cartello “vendesi” anche all’Osteria “Cavolo Nero” di via Cosimo Ridolfi: «Nel nostro caso hanno inciso anche motivazioni di tipo familiare – fa sapere Irene Bucciantini – altrimenti avremmo provato, pur in una situazione difficile, a resistere un altro periodo. Avevamo ottenuto un finanziamento bancario per un’attività che avevamo aperto con i nostri risparmi, senza l’aiuto di nessuno. Capisco che il periodo non è semplice per cui sono pronta a valutare le varie offerte che mi si presenteranno davanti». –

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