Contenuto riservato agli abbonati

Offerta d'acquisto per "La Falegnami"

Una manifestazione dei lavoratori davanti alla sede dello stabilimento "La Falegnami" (foto archivio)

Imprenditore marchigiano si è fatto avanti per rilevare la storica fabbrica di arredamento ora in liquidazione

CASTELFIORENTINO. Arriva dalle Marche una possibile ciambella di salvataggio per La Falegnami, la storica azienda del settore arredamento, specializzata nella produzione di camerette, di Castelfiorentino. Dopo una crisi che si trascina da anni, nell'autunno 2019 arrivò la decisione di licenziare i 47 lavoratori a fronte di un ulteriore calo di fatturato.
L'azienda di via Niccoli non è più riuscita trovare delle soluzioni per rilanciare un marchio con una storia che dura dal 1949.
Adesso però che la società è in liquidazione e la maggior parte della forza lavoro si trova ancora in cassa integrazione, è arrivata la notizia di una possibile svolta. Giorgio Rossini, imprenditore di Macerata sempre del settore arredamento, sta portando avanti una trattativa per rilevare l'azienda di Castelfiorentino che per il 49% è di proprietà del presidente del consiglio di amministrazione, Federico Bertini, mentre il restante 51% appartiene ad altri sette soci tra cui gli eredi di Marcello Isolani, lo storico patron venuto a mancare nel 2018. Rossini, raggiunto al telefono dal Tirreno, ha confermato l'indiscrezione: «Stiamo lavorando per portare a casa questa operazione – ha detto l'imprenditore marchigiano – che non è molto facile perché ci sono dei problemi generali. Però siamo un pezzo avanti».

La famiglia Rossini detiene una serie di aziende come per esempio la SP Office di Piediripa, specializzata in arredamenti per le aziende. L'acquisizione de La Falegnami permetterebbe così di allargare ulteriormente il proprio raggio di azione puntando su un marchio da sempre sinonimo di ricerca e qualità.
Allo stesso tempo, verrebbe rilanciato il sito produttivo di Castelfiorentino in modo tale che la città valdelsana, già ferita dalla perdita di aziende di punta come per esempio la Shelbox, possa in qualche modo tirare un sospiro di sollievo. In questo contesto ancora non sono pervenute prese di posizione sindacali, che a livello pubblico si sono fermate a un anno e mezzo fa dopo le lettere che i dipendenti ricevettero da Bertini. Una posizione attendista, motivata anche dai tanti sacrifici finora fatti per cercare di salvare il salvabile.
Nel 2012 ben 90 dei 102 dipendenti dell'epoca furono messi in cassa integrazione, nel 2018 i lavoratori erano scesi a 70 e per loro arrivarono 22 lettere di licenziamento.
I dipendenti si tagliarono le ore di lavoro e i salari pur di mantenere i livelli occupazionali, ma nei mesi successivi le maestranze si erano già ridotte a 55 unità nell'estate del 2018. Adesso ci sarà da capire, se la trattativa andrà in porto, quale piano industriale verrà presentato e quanta occupazione la nuova proprietà sarà in grado di sostenere sul territorio. —