Contenuto riservato agli abbonati

Una ferita chiamata ecomostro: tutti gli annunci finiti nel vuoto

Una veduta dall’alto dell’ecomostro di Ponte a Elsa

Dal 2004 Ponte a Elsa attende una soluzione per lo scheletro di cemento

EMPOLI. Ponte a Elsa dal 2004 ha una ferita aperta: quella del cosiddetto ecomostro di via Gobetti, frutto del fallimento dell'impresa M.G. Costruzioni di Caserta. Da allora niente è cambiato per quello scheletro di cemento di 5mila metri cubi interrati e 15.300 metri cubi esterni, su un'area di 3.800 metri quadrati. Ancora non è stato fatto niente, tra le proteste dei cittadini e gli annunci degli amministratori locali. Il 30 dicembre 2008 la sindaca Luciana Cappelli decise di firmare un'ordinanza per la rimozione della gru del cantiere diventata pericolante.

«Una vicenda spinosa e purtroppo ancora non risolta – recita un comunicato dell'epoca – visto che da anni il cantiere è privo di sorveglianza e manutenzione: la gru montata all’interno si trova tuttora in stato di visibile abbandono e grave deterioramento».

Il 22 maggio 2010 ci fu un blitz dei residenti per chiederne la rimozione, poi avviata a rilento, seguito da altre manifestazioni: l'ultima risale al 10 luglio scorso, a cui la sindaca Brenda Barnini fu invitata a partecipare ma declinò, organizzando un altro appuntamento dieci giorni dopo, facendosi sostituire dal vicesindaco Fabio Barsottini e dall'assessore Adolfo Bellucci. Per circa 300 residenti è forte il pericolo avvertito dallo stato precario del cantiere.

L'assessore Franco Mori il 24 marzo 2014 dichiarò: «Finalmente siamo riusciti a mettere in sicurezza l'ecomostro», dopo aver ricevuto dal curatore fallimentare del Tribunale di Capua Vetere la decisione della messa in sicurezza dell’intera area. Soltanto che il 13 marzo 2015 i vigili del fuoco intervennero per l'inclinamento di uno dei maxi ponteggi. «Le parti in ferro erano arrugginite al punto di sembrare saldate, rendendo inutile ogni tentativo di smontaggio – si legge nella relazione dei vigili del fuoco di allora – le tavole in legno calpestabili sono marcescenti. Al momento il ponteggio è temporaneamente in sicurezza, necessita comunque di essere rimosso o consolidato maggiormente in tempi brevi».

Cosa che non accadde: la polizia municipale tornò lì il 2 febbraio 2016 e solo a quel punto la sindaca Barnini emise l'ordinanza: undici mesi dopo. Questo è quanto denunciano Giancarlo Cecchi e altri residenti: «Vogliamo spiegazioni – spiega Cecchi – da luglio a oggi chiediamo inutilmente appuntamenti alla sindaca, che non ci ha mai ricevuto». Barnini negli anni ha speso vari annunci: «Cerchiamo risorse per trasformare l'ecomostro in un parco per le famiglie. Verde al posto del cemento», disse il 1 aprile 2019.

Poi, il 4 luglio, un altro annuncio: «È iniziato il percorso che ci porterà a risolvere il problema – affermò – qualcuno pensava che fosse una classica promessa da campagna elettorale ma si sbagliava. L'impegno è quello di abbattere quella costruzione e realizzare un parco e servizi per i cittadini e così faremo».

Infine la partecipazione all'asta del 15 novembre 2019 con l'accordo per l'acquisto di due terzi dell'immobile alla base d'asta di 747.787,50 euro. Ancora però nessuna firma dal notaio, causa una disputa sull'Iva. E l'altro terzo? Tra gli atti pubblici disponibili, solo l'ordinanza già citata del 2016 fa sapere che si tratta di una proprietà della Cogefi Srl, con sede legale nell'immobile ex Coef di via dei Cappuccini a Empoli. Ma se non verrà comprato anche quel pezzo, sarà tutto vano. 

 RIPRODUZIONE RISERVATA