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Ospedale di Castelfiorentino, ecco il piano dell'Asl

Morello Marchese (dg Asl) chiarisce: «Non sarebbe servito contro il Covid»

CASTELFIORENTINO. A una settimana esatta dal servizio con cui Il Tirreno ha documentato dieci anni di annunci e promesse sul recupero dell'ospedale “Santa Verdiana” di Castelfiorentino, il direttore generale dell'Asl Toscana Centro, Paolo Morello Marchese, ha accettato di fare il punto sull'opera, spiegando ritardi e stato dell'arte.

Direttore, l'opinione generale è che in un periodo come questo l'ospedale di Castelfiorentino sarebbe potuto essere utile per l'emergenza Covid: secondo lei, avrebbe inciso in tale senso una riapertura già negli anni passati?


«Il presidio ospedaliero nella veste attuale non era in grado di poter ospitare un numero adeguato di posti letto per l'emergenza Covid. La presenza di una degenza di questo tipo avrebbe creato problemi all'attività sanitaria presente attualmente nella struttura per la difficoltà di separare i percorsi Covid da quelli che non lo sono».

Ai più sfugge come mai siano serviti sette anni per andare in gara per il primo lotto dell'ospedale "Santa Verdiana". Quale risposta può dare l'Asl Toscana Centro, che ha ereditato dall'Asl 11 questa situazione, in merito a tali ritardi?

«Non parlerei tanto di ritardi ma di un percorso che si è reso necessario per arrivare a una soluzione progettuale ottimale dal punto di vista tecnico e sanitario per realizzazione di una struttura strategica per tutta la Valdelsa. Il progetto di ampliamento e ristrutturazione del "Santa Verdiana" risulta particolarmente complesso per il fatto che prevede l’abbattimento di due corpi di fabbrica, di cui uno adiacente a un fabbricato non oggetto di ristrutturazione, e la successiva costruzione di tre nuovi corpi di fabbrica collegati fra loro e con i fabbricati esistenti. La complessità è anche legata al fatto che i fabbricati non oggetto dell’intervento dovranno mantenere le loro attuali funzioni sanitarie durante tutto il periodo di realizzazione dell’opera e questo ha richiesto una pianificazione tecnica e clinico-assistenziale di particolare impegno al fine di non creare interferenze sull’attività sanitaria».

Qual è lo stato in essere della gara di affidamento dei lavori? Siamo veramente vicini alla scelta dell'impresa?

«Il bando di gara per l'appalto dei lavori è stato pubblicato a febbraio 2020 con scadenza presentazione offerte ad aprile, ma a causa della pandemia è stato necessario posticipare la presentazione delle offerte a fine giugno: ne sono arrivate 17. Da luglio 2020 l'organismo di verifica, attraverso più sedute pubbliche, ha proceduto all'esame della documentazione amministrativa dei concorrenti, attivando anche il soccorso istruttorio e giungendo a fine ottobre all'ammissione di tutti i concorrenti alla successiva fase di esame della documentazione tecnica. La commissione giudicatrice delle offerte tecniche, nominata a novembre, si sta riunendo periodicamente e conta di terminare la propria attività per fine mese».

E poi cosa succederà?

«Una volta individuato il concorrente che avrà presentato l'offerta economicamente più vantaggiosa, si procederà all'eventuale verifica di congruità dell'offerta in caso di anomalia e alle ulteriori verifiche sul possesso dei requisiti tecnico professionali, prima di procedere all'aggiudicazione dell'appalto. Poi partirà un fase di fermo la quale prevede che il contratto di appalto non possa essere stipulato prima di 35 giorni. Una volta siglato, si procederà alla consegna dei lavori la cui durata è prevista in 900 giorni, riducibile in fase di gara del 20 per cento».

E del secondo lotto, cosa ne sarà?

«Il progetto definitivo del secondo lotto è stato già approvato insieme al primo, occorrerà redigere solo il progetto esecutivo e poi affidare i lavori. Si prevede che la progettazione esecutiva e la gara di appalto del cantiere saranno svolte durante la fase di realizzazione dei lavori del primo lotto». 

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