L’esercito del commercio in piazza contro il Dpcm. In 400 chiedono un futuro

Grande partecipazione alla manifestazione organizzata da Confesercenti. E i circoli Arci scelgono la “protesta silenziosa”: oggi foto davanti ai locali chiusi 

EMPOLI. La rabbia, la delusione, la preoccupazione. Tanti sentimenti si sono mischiati nel pomeriggio di ieri in piazza della Vittoria a Empoli, dove in oltre 400 tra ristoratori, baristi, commercianti in genere si sono ritrovati sotto il cartello di Confesercenti. tutti con lo stesso cartello in mano. Sono i “tartassati dal Dpcm”. Quelli che devono chiudere le loro attività alle 18, o non aprile proprio. La tempesta Covid è tornata ad abbattersi su tutti loro. Che al timore per un contagio che galoppa sommano anche quello per un futuro difficile da disegnare.

Per loro un sostegno bipartisan, col presidio del Csa Intifada (striscioni e fumogeno acceso, ma nessun momento di tensione con le forze dell’ordine comunque schierate) e i rappresentanti del centrodestra del circondario. «La manifestazione – spiega Gianluca D’Alessio di Confesercenti Empolese Valdelsa – ha come senso quello di dare voce dal basso alle tante imprese colpite dal Dpcm, non solo la ristorazione ma a cascata tutte le altre del commercio». All’incontro (in municipio a Empoli) con i sindaci Barnini e Falorni e con il consigliere regionale Enrico Sostegni, che hanno ribadito il loro appoggio e il loro impegno, sono state fatte delle richieste precise: «Per quanto di loro competenza – prosegue il responsabile sindacale – vorremmo che venisse prorogata la possibilità di tenere i dehors su suolo pubblico e un abbattimento delle tasse e tributi locali, in più di farsi intelocutori presso la Regione per allargare le maglie del Dpcm a secondo dell’andamento dei contagi». Tra le proposte evidenziate anche quella di fornire alle imprese di somministrazione una mezzora di comporto rispetto ai limiti, le 18 come o le 24 come prima, in modo da dare il tempo ai clienti di defluire. «Chiediamo un ristoro non solo per le attività che dicevo prima – conclude – ma anche per il commercio in sede fissa, le professioni turistiche, gli ambulanti dei mercati, oltre alla riapertura delle palestre e la ripartenza del mondo dello spettacolo e della cultura».


Intanto il Comune di Empoli ha aggiornato, sul proprio sito, l’elenco delle attività che svolgono servizio di consegna a domicilio: 27 fra ristoranti, pizzerie e fastfood (4 appena registrati); 14 alimentari; 8 frutta e verdura; 13 fra bar, panifici e pasticcerie; 4 birrerie ed enoteche. E poi ancora macellerie, pescherie, aziende agricole, edicole, parafarmacie, negozi di varie tipologie. «Diamo visibilità a tutti – ha detto la sindaco Barnini – e chiedo ai cittadini di Empoli di sostenere al massimo questo settore».

Da sostenere, ora, ci sono anche i circoli. Sono 71 solo quelli dell’Arci chiusi da mercoledì pomeriggio nell’Empolese Valdelsa. A tutti i livelli ci si sta muovendo per correggere il tiro. «Chiudere le case del popolo, i circoli trattandoli diversamente da bar e ristoranti, solo perché in alcuni casi non hanno una licenza di pubblico esercizio per la somministrazione di alimenti e bevande è discriminatorio – ha detto il segretario del Pd di Empoli e Valdelsa Jacopo Mazzantini – costituiscono il nostro tessuto associativo, presidi del territorio, una rete di volontariato che ha un ruolo sociale fondamentale».

Tessuto associativo che, per oggi, ha indetto una sorta di protesta silenziosa. I consiglieri si ritroveranno davanti ai loro circoli chiusi per scattare foto e postarle sui social. Non solo, l’Arci Empolese Valdelsa ha lanciato una campagna di tesseramento per sostenere i locali, le persone che ci lavorano e gli oltre diecimila soci, in maniera concreta. –




 

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