«Mia madre non stava bene e io non l’ho potuta aiutare»

L'ingresso dell'ospedale San Giuseppe di Empoli

Empoli, il racconto della figlia che aveva accompagnato la donna per una visita medica. L’ospedale: «In futuro cercheremo di migliorare la comunicazione coi parenti»

EMPOLI. Come può un parente assistere un familiare quando il personale dell’ospedale non consente la presenza durante una visita? Non è facile. A segnalare questa situazione, spesso frequente, è la figlia della signora che nei giorni scorsi si è trovata in difficoltà per un malessere temporaneo.

«Mia mamma ha in programma un intervento alla cateratta ai primi di settembre – racconta la signora Elena –, e aveva la visita di preospedalizzazione il 18 agosto. Senonché, telefonano dall’ospedale con pochi giorni di anticipo che la visita era anticipata a martedì 28/7 alle 9. 40. Per cui, analisi di corsa, e il martedì ci presentiamo alle 9 poco più. Fanno entrare solo mia mamma anche in sala di attesa, io devo restare fuori. Altre persone come noi aspettavano. L’attesa si prolunga, dopo un’ora ci dicono che il medico non c’è e non riescono a rintracciarlo. Dopo un’altra ora ci dicono che verrà un altro medico, finito il suo turno. Com’è possibile, con tutti i mezzi di comunicazione di oggi, non trovare una persona? E perché non vengono previsti certi disguidi, in modo da non lasciare decine di persone sugli scalini come sacchi di patate? Vedo mia mamma dal vetro (ottantenne, cardiopatica e ansiosa) ma non posso starle accanto. Dopo un po’mi riaffaccio, non la vedo più, è dentro. Ma vengo chiamata dalla dottoressa, ha avuto un giramento di testa e la pressione risulta alta, per cui ritiene sia meglio farla passare dal pronto soccorso».


«Lì fortunatamente qualcuno ha l’idea di darle un po’ di tè con due fette biscottate – prosegue la donna –, e subito sta un po’meglio. La intercetto su una sedia a rotelle al triage, alle 15 circa, poi viene riportata dentro per un prelievo e non vengono date altre notizie. Al pronto soccorso non si può stare: bisogna stare fuori sotto il sole infuocato. Siamo uscite alle 20.30».

«Fortunatamente al pronto soccorso – prosegue il racconto – era di passaggio la cardiologa che la segue di solito, anche se è molto bravo anche il dottore che era di turno. Diagnosi: un forte stato d’ansia scatenato molto probabilmente dal malessere per un calo di zuccheri (infatti la sera dopo aver cenato non accusava più sintomi). Se fossi stata con lei forse potevo prevenirlo, non è la prima volta che le capita. Capisco le norme anti Covid, ma quando insistiamo per accompagnare un paziente anziano, non lo facciamo per capriccio».

Questa la risposta dell’ospedale San Giuseppe. «In questa fase di emergenza sanitaria le strutture ospedaliere mantengono le misure di sicurezza dei mesi precedenti a tutela della salute dei cittadini e pazienti, così come viene indicato dalla disposizioni regionali. Pertanto agli ingressi sono mantenuti attivi i check-point con le relative modalità di filtro. Gli accompagnatori sono ammessi solo per persone non autosufficienti, disabili o minori. In ogni caso è prevista soltanto una persona. Anche le aree di attesa esterne al pronto soccorso sono riservate solo ai pazienti ed è consentita la presenza di accompagnatori esclusivamente nei suddetti casi. Sarà il personale sanitario ad informare il familiare come nel caso della signora e sono in fase di implementazione soluzioni tecnologiche che permettano una puntuale comunicazione con gli accompagnatori. Per quanto riguarda il medico oculista, ha avuto un temporaneo problema di salute che ne ha ritardato l’arrivo. Nel frattempo i colleghi specialisti hanno preso in carico la situazione senza rinviare le visite già programmate e creare disagi». –