Energia geotermica: potrebbe nascere nella Bassa Valdelsa la nuova Larderello

Un soffione boracifero nell’area di Larderello (Foto d’archivio)

Ok all’indagine esplorativa da parte di un’azienda fiorentina ma per ora Arpat e Mibact pongono il veto alle perforazioni

EMPOLI. C’è interesse per il sottosuolo della zona della Bassa Valdelsa e della Piana dell’Arno compresa tra Bassa e Spicchio. Sono stati infatti autorizzati di recente dalla Regione Toscana degli studi per cercare di capire se in una fascia di circa 47 chilometri quadrati, insistente su quattro territori comunali, sia presente la preziosa risorsa geotermica, del vapore sotterraneo che permette, come a Larderello, di alimentare centrali elettriche a impatto ambientale zero.

Al momento si tratta di un’azione soft, di tipo esplorativo, ci sarà da capire però come le cose potrebbero evolversi nel corso degli anni futuri. L’autorizzazione degli uffici della Regione è stata concessa dopo che una società di Firenze, la “Geotermia zero emissioni Italia Srl”, aveva presentato, nel marzo 2019, la richiesta del permesso per cercare risorse energetiche nell’area che nei documenti viene definita come “Terrafino”. Ma che oltre alla omonima zona alla periferia ovest di Empoli, l’interesse riguarda anche una fetta di territorio che arriva, oltre che alla valle dell’Arno, anche alle colline di Monterappoli, alla frazione di Molin Nuovo e oltre il fiume Elsa, interessando dunque anche i comuni di Cerreto Guidi, Vinci e San Miniato, seppure in maniera marginale.


L’azienda aveva presentato un piano in quattro fasi di azione. In primis, l’acquisizione, la sistematizzazione e l’elaborazione dei dati geologici, gravimetrici, stratigrafici, geochimici e geotermici esistenti, seguita poi dalla sintesi dei dati analizzati. Successivamente, prevedeva la perforazione di un nuovo pozzo esplorativo, operazione da ripetere eventualmente una seconda volta.

“Geotermia zero emissioni Italia” aveva evidenziato nella documentazione che la zona era già stata interessata in passato da attività di esplorazione del sottosuolo, parlando di numerosi pozzi esistenti perforati da Agip e Spi. Tutto questo è stato oggetto di un iter burocratico che ha portato, il 20 marzo scorso, alla convocazione di una conferenza dei servizi all’interno della quale però si è dato parere favorevole solo ai primi due punti della proposta, scartando per il momento l’ipotesi della perforazione.

Questo perché sono arrivati dei pareri contrari da alcuni degli enti interessati dalla questione, primo fra tutti quello dell’Arpat e del segretariato regionale toscano del ministero per i Bene e le Attività culturali.

Il Mibact, in particolare, ha posto il suo veto in quanto «non si può escludere con assoluta certezza una maggiore incidenza di fenomeni sismici a seguito di estrazione geotermica. Si deve infatti tenere presente, secondo il ministero, la “estrema precarietà in cui si trovano i beni monumentali di San Miniato, soggetti a rischio sismico sia per le condizioni intrinseche relative ai materiali da costruzione (tufo laterizio e muri in genere a sacco), sia relativa alle condizioni geomorfologiche dei colli su cui giace il centro storico, con ripidi pendii franosi. Pertanto qualsiasi possibilità di minima incidenza sismica potrebbe seriamente compromettere beni di rilievo che da tempo attendono interventi di consolidamento e restauro e messa in sicurezza dei versanti”.

A ogni modo, la Regione Toscana, in queste settimane, ha preso atto del verbale della conferenza dei servizi, rilasciando il via libera all’attività di indagine senza perforazioni per i prossimi quattro anni.

La società fiorentina, adesso, dovrà concludere le fasi autorizzate in questo atto entro dieci mesi, versando per il 2020 alla Regione un canone di circa 365 euro per ogni chilometro quadrato interessato dall’indagine. —