«Smart working non è il telelavoro»: l'esperienza della VoipVoice

Simone Terreni, titolare dell'azienda di Montelupo, spiega come è possibile aumentare la produttività 

MONTELUPO. Il mondo delle imprese, in piena emergenza Covid-19, ha adottato il lavoro a distanza come forma di contenimento del contagio e in molti casi ha scoperto i vantaggi di questa modalità. È necessaria però una preparazione adeguata e soprattutto un cambio di mentalità: perché tra smart working e telelavoro c’è molta, moltissima, differenza.

Ne parliamo con Simone Terreni, imprenditore delle telecomunicazioni digitali, titolare di VoipVoice a Montelupo e vincitore del premio Primavera d’impresa 2019, l’iniziativa regionale promossa dalla cooperativa Crisis che premia le aziende che innovano. Lo smart working è anche oggetto di un webinar gratuito in programma oggi alle 17.30 sulla piattaforma www.primaveraimpresa.it


Cosa è lo smart working e cosa lo differenza dal telelavoro?

«Il telelavoro c’è da sempre, non è molto diverso dall’ufficio. Lo smart working è invece un nuovo approccio che si caratterizza per la flessibilità e per la possibilità di gestire il proprio lavoro da remoto, da casa o da qualsiasi altra postazione di co-working. Inoltre, ed è la cosa più importante, non si lavora più ad ore, ma per obiettivi e per la realizzazione di progetti. Una vera rivoluzione nel metodo».

Come si realizza?

«È necessario partire da un cambio di mentalità della leadership e da una modifica reale dei processi aziendali. Serve una indicazione precisa da parte del management per poter operare un cambiamento nella gestione del personale. Dobbiamo abbandonare la forma piramidale delle aziende e affidarci ad una sincera e concreta collaborazione tra imprenditore, manager e collaboratore. Non è assolutamente semplice, solo chi ha il leader giusto riesce a farlo».

Quali sono i vantaggi dello smart working?

«Diversi. Pensiamo a un lavoratore che abita lontano dall’azienda, a una persona che ha necessità di gestire i figli, alle persone anziane o alle donne in gravidanza. I casi sono innumerevoli, ma in generale parliamo di una migliore qualità del proprio tempo, evitando ad esempio ore in tangenziale e nei mezzi pubblici. Dal lato delle imprese, il primo risultato sarà sicuramente una maggiore produttività del lavoratore e un’ottimizzazione generale delle risorse aziendali. Inoltre, e non è poco, l’azienda potrà anche permettersi di attirare dei talenti lontani dall’area in cui opera».

Nella vostra azienda fate smart working?

«Da tanti anni, con ottimi risultati. L’emergenza Covid ci ha trovato pronti. Prima interessava 11 dei 30 dipendenti, adesso l’abbiamo esteso a tutti. Ma il vero vantaggio non è essere pronti al cambiamento, bensì cavalcarlo».