Mascherine, l'imprenditrice: «Il prezzo calmierato non copre i costi della produzione»

L'imprenditrice Azzurra Morelli

Azzurra Morelli, vicepresidente di Confindustria Firenze: «Non possiamo competere con i prodotti importati dall'Asia»

EMPOLI. Un primo maggio di attesa per la maggior parte delle industrie dell'Empolese Valdelsa che contano le ore prima che la "Fase 2" dell'emergenza Coronavirus abbia inizio. Ma anche di delusione per le aziende della moda che prima hanno convertito la loro produzione per creare mascherine, infine venire penalizzate dal costo calmierato di 50 centesimi cadauna adottato dal Governo. Su questi temi abbiamo intervistato la vicepresidente di Confindustria Firenze Azzurra Morelli, titolare delle aziende Pellemoda e Hostage di Empoli.

Cosa è successo con la produzione di mascherine da un mese a questa parte?


«Noi abbiamo ricevuto l'autorizzazione dall'Iss dopo tre settimane di trafila, con tutta una serie di burocrazie da sbrigare. Al momento siamo in grado di realizzarle ma non come presidio medico: possiamo venderle come "altre mascherine" in deroga all'ordinanza regionale. Da quando siamo partiti ne abbiamo donate più di ventimila perché ci premeva che chi fosse in prima linea avesse le protezioni».

Con il prezzo calmierato cosa succede?

«Per noi e tutte le aziende che avevano aderito all'appello della Camera di Commercio è un bel problema. A quella cifra non ci rientriamo nemmeno nei costi, non tanto del materiale, ma della forza lavoro. Se dovessimo vendere a un grossista, il prezzo scenderebbe ancora. Abbiamo un milione di mascherine in stock in attesa della certificazione, vorremmo almeno riuscire a ricoprire i costi. All'inizio ci siamo riconvertiti per motivi di senso civico e per l'alto costo delle mascherine al dettaglio. Ora ci stiamo rimettendo, non possiamo competere con i prodotti importati dall'Asia. Non hanno tenuto conto di questo. E per noi l'unica voce che ci resta è denunciarlo sulla stampa».

Guardiamo al 4 maggio. Le sue aziende come ripartiranno?

«Dalla prossima settimana ci sarà comunque un rientro graduale dei lavoratori. Abbiamo implementato il nostro protocollo di sicurezza con il susseguirsi delle nuove norme regionali e locali. Quotidianamente da un mese la Misericordia viene ogni mattina a misurare la temperatura ai dipendenti, si entra scaglionati e da lunedì ci saranno turni per evitare la vicinanza, anche se lavoriamo su 15mila metri quadri di sede. Ci saranno separatori in plexiglass ove le distanze non potranno essere rispettate, dotando ogni giorno i lavoratori di due mascherine e guanti e settimanalmente del disinfettante per le mani. A mensa, invece che 80 persone insieme, potranno andare in otto per volta».

Cosa si salva della stagione della moda?

«Per la Primavera 2021 molti brand stanno cambiando direzione, creando piccole collezioni che usciranno a fine giugno e quindi ci permetterà almeno di mitigare gli effetti sul fatturato. I brand del lusso hanno i loro negozi e qualche capo per punto vendita lo vogliono mettere. Ci sarà da correre, un mese e mezzo non ce lo ridà nessuno. Agosto sarà completamente lavorativo: i dipendenti hanno dato il loro appoggio. A settembre sfileranno insieme, per la prima volta, donna e uomo».

Confindustria Firenze come vede la ripartenza nell'Empolese?

«Penso che un buon 50% della manifattura riprenderà a lavorare, ma gradualmente. Si continuerà a usare smart working nelle mansioni che lo permettono. Il punto interrogativo è su quelle piccole imprese ferme da un mese e mezzo, il contraccolpo è stato grosso e dovremo sostenerle nell'accesso al credito. Anche il rientro dalla cassa integrazione sarà graduale, perché i carichi di lavoro non sono gli stessi del 22 marzo. Le mie aziende la faranno a rotazione, così da dare a tutti il diritto di implementare il salario, ma non sarà solo il mio caso».