Banca Etruria, calvario infinito per centoventi ex risparmiatori

L'incontro al circolo Arci di Avane con la Federconsumatori sui mancati rimborsi agli ex risparmiatori di Banca Etruria

Empoli, il governo ha stanziato un miliardo e mezzo per il risarcimento ma sono ancora fermi i decreti attuativi che sbloccano i rimborsi

EMPOLI. Dopo 3 anni il calvario non è ancora finito. Tre anni passati tra avvocati, associazioni dei consumatori, a scandagliare leggi, provvedimenti. Tre anni passati a manifestare, davanti alle sedi delle banche, a Roma per farsi vedere dal Governo. In attesa di veder ricomparire quei risparmi di una vita. Quei soldi messi da parte co, sudore della fronte. Di famiglie intere. Loro di quella banchettina di provincia, Banca Etruria si erano fidati. Poi il baratro. Tutte persone intorno ai 60 anni, alcuni con qualche anno di più. Altri più giovani. Non certo speculatori come li ha ribattezzati qualcuno.

E mentre il governo temporeggia, dopo aver stanziato oltre 1 miliardo e mezzo di rimborsi loro aspettano. Aspettano ancora, nella speranza di chiudere definitivamente questa brutta storia e mettersela alle spalle. Semmai sarà possibile. Intanto ieri, oltre 120 ex risparmiatori di Banca Etruria provenienti da tutto l’Empolese Valdelsa si sono ritrovati al circolo Arci della frazione di Avane per cercare di capire se e quando riavranno i loro soldi. Un incontro, il secondo in questa primavera dopo quello di aprile ad Arezzo, organizzato da Federconsumatori, presente con il presidente della sezione di Firenze Massimo Falorni che ha aggiornato i presenti sullo stato dell’arte. L’ultima legge di stabilità è stato il primo mattone di una costruzione che sembra essersi arrestata. Con quella è stato stanziato circa 1 miliardo e mezzo in 3 anni che servirà per rimborsare i risparmiatori. Ad usufruire del rimborso potranno essere gli azionisti che potranno riavere il 30% (con il requisito di avere un reddito Irpef entro i 35.000 euro e un patrimonio finanziario complessivo di 100.000 euro.

Ma nel provvedimento sono compresi anche gli obbligazionisti che potranno riavere fino al 95% sempre nel caso abbiano i due requisiti di Irpef e patrimonio evidenziati in precedenza. Molti di questi obbligazionisti hanno avuto già una parte dei rimborsi, che va dal 75% all’80% e aspettano l’ultima tranche. Tutto molto bello, se non fosse che non sono ancora stati approvati i decreti attuativi che dovrebbero sbloccare questo miliardo e mezzo. E i soldi restano fermi.

«Abbiamo diritto a riavere quello che ci è stato ingiustamente tolto – dicono i risparmiatori prontissimi, nel caso ce ne fosse bisogno, a tornare nuovamente in piazza a manifestare. Lo faremo, è troppo tempo che soffriamo, questa storia deve chiudersi». Ad accompagnarli, ancora una volta in questa battaglia ci sono le associazioni dei consumatori.

«Si era riusciti a fare un grandissimo passo avanti – spiega Massimo Falorni, presidente di Federconsumatori Firenze – ma adesso con questo rallentamento è come se fossimo tornati indietro di 6 mesi». La paura è che adesso si temporeggi ancora o che comunque possano essere apportate modifiche in corso d’opera che possano penalizzare i risparmiatori. «Vigileremo affinché questi decreti si trasformino in legge - aggiunge ancora Falorni – non possiamo permettere che i risparmiatori abbiano nuove beffe».
Intanto se le cose non dovessero sbloccarsi si preparano nuove manifestazioni. Nell’attesa che finalmente la situazione si sblocchi i risparmiatori aspettano. Come hanno fatto fino ad ora. Incessantemente. E dovranno farlo ancora perché da quando i decreti attuativi diventeranno legge ci saranno 18 giorni di tempo per chiedere i rimborsi. La fine del calvario, insomma, sembra ancora lontana.

Le storie degli ex risparmiatori. Sono stanchi, stanchissimi. Ma allo stesso tempo dentro hanno quel fuoco che non li fa smettere di essere determinati. Di cercare fino in fondo giustizia. Sono provati da tutti questi anni di battaglie. Qualcuno si è pure ammalato per lo stress che ha dovuto sopportare. Donne, uomini, famiglie intere riuniti ad Avane per capire per l’ennesima volta cosa ne sarà di loro. Che in un colpo solo si sono viste sparire i risparmi di una vita. Hanno manifestato in lungo e in largo per tutta l’Italia e ancora non hanno voglia di arrendersi.

Le storie delle vittime di Banca Etruria sono le più disparate. Tante arrivano dall’Empolese Valdelsa. Mirko Michelucci di Limite sull’Arno, ad esempio, è una vita che si batte per riavere i suoi soldi. «Siamo stanchi – dice Michelucci – sono passati ormai tre anni e questa attesa ci sta logorando. Sono qui sia per me che per mio figlio. Io sono riuscito a riavere una parte dei soldi ma non tutti. Lui invece niente, aveva fatto un mutuo per aprire una nuova attività e gli avevano venduto delle azioni. Speriamo di arrivare presto alla fine di questa brutta storia. Sono andato ovunque a manifestare: ad Arezzo, a Ferrara, a Roma. Ora però è il momento di avere giustizia».

Più arrabbiato che deluso invece Giovanni Onorato. «Io sono riuscito a riavere dei soldi, e sottolineo dei miei soldi. Sì perché ci hanno tolto tutto quello che ci eravamo guadagnati. Siamo ancora molto arrabbiati. Non è possibile essere ancora qua dopo che è passato tutto questo tempo. Siamo uniti - conclude Onorato -, ci aiutiamo l’uno con l’altro perché tutti, in questa bruttissima storia devono avere giustizia».

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