"Se non l’avessi portato di corsa al Meyer ora sarei a piangere la morte di mio figlio"

L'ingresso dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze

Parla il padre del bambino di 7 anni dimesso dall'ospedale di Empoli e operato d'urgenza al pediatrico di Firenze: "Al San Giuseppe gli hanno dato una tachipirina..."

EMPOLI. «Se non l’avessi portato di corsa al Meyer ora sarei qui a piangere la morte di mio figlio». Pablo Andreozzi, di Vinci, è il padre del bambino di 7 anni che sabato notte è stato operato d’urgenza alla testa all’ospedale pediatrico fiorentino dopo essere stato dimesso poche ore prima dal pronto soccorso dell’ospedale di Empoli. Ieri, 26 febbraio, il figlio è stato dimesso ed è tornato a casa, a Sant’Ansano, e il padre si è voluto togliere un sassolino dalle scarpe. «Non voglio fare polemica - dice - ma nemmeno essere preso in giro». Ad Andreozzi non sono piaciute le spiegazioni fornite dall’ospedale di Empoli. «Non è vero che siamo stati avvertiti che mio figlio poteva peggiorare - dice - Anzi, in realtà non è stato nemmeno visitato completamente. Hanno detto che era troppo agitato. Il medico gli ha dato una tachipirina, mi ha detto di riportarlo a casa e che aveva avuto solo un bello spavento».

Ma secondo i genitori i sintomi erano chiari. E preoccupanti. «Eravamo al circolo di Vinci per una festa coi compagni di scuola - racconta Andreozzi - Mio figlio è salito su un palchetto, ha perso l’equilibrio ed è caduto all’indietro sbattendo la testa. Abbiamo subito capito che si era fatto male e siamo saliti in macchina per portarlo all’ospedale di Empoli. Si vedeva che stava male, rispondeva solo se gli si toccava la testa. Eppure in ospedale hanno pensato che non fosse nulla di che e ci hanno rimandati a casa. Mia moglie si è accorta che nostro figlio non era vigile, si addormentava e l’ha fatto presente all’infermiera. La sua risposta è stata: “L’importante è che poi si risvegli”». In realtà qualche indicazione è stata data ai genitori prima di congedarli, dice il padre: un foglietto prestampato coi sintomi dei possibili aggravamenti dopo un trauma cranico. Troppo poco, secondo il padre.

«Quando siamo arrivati a casa era chiaro che mio figlio stava sempre peggio - racconta ancora - Non rispondeva alle nostre domande. Così siamo risaliti in macchina e siamo corsi al Meyer. Lì hanno subito capito che la situazione era seria, gli hanno fatto una Tac e hanno chiamato un neurologo. È stato lui a dirci che il bambino doveva essere subito operato perché era in corso un’emorragia. È uscito dalla sala operatoria alle due e mezzo di notte e abbiamo potuto tirare un sospiro di sollievo solo quando il dottore ci ha detto che l’intervento era riuscito. Ora per fortuna l’ho riportato a casa, respira e guarda la televisione. Per me questa è l’unica cosa importante».

Andreozzi si è consultato anche con avvocato, ma non intende avviare un’azione legale. «Non voglio buttare la croce addosso a nessuno - spiega - Solo segnalare quanto è successo perché non capiti un’altra volta a un altro bambino. Capisco che forse all’ospedale c’era tanta gente e non avevano i mezzi, ma nel dubbio dovevano avvertirmi ed eventualmente trasferire mio figlio a Firenze per un consulto. Invece questo non è successo».