Un amico per i debuttanti, ecco i tutor anti-bullismo

Un momento della festa al Virgilio di Empoli per salutare le quinte e celebrare un altro anno di Peer Education (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Una festa in maschera per salutare le quinte e celebrare il successo del progetto. Al liceo Virgilio di Empoli i ragazzi più grandi vengono formati per aiutare i “primini”

EMPOLI. Aggressioni ai professori, episodi di bullismo, ignoranza. Del mondo della scuola spesso, viene fatto un ritratto che ci fa accapponare la pelle. Ma tra i banchi degli istituti superiori non c’è solo questo. C’è anche un altro lato della medaglia. Basta capovolgere la lavagna e ad un tratto, ci si accorge che c’è tanto di buono, c’è tanto futuro. Ci sono quei ragazzi che saranno gli uomini e le donne del domani. Carichi di speranza e buona volontà.

Lo si legge negli occhi dei giovani del Liceo Virgilio, che mercoledì 30 giugno hanno festeggiato la fine della scuola e salutato ufficialmente le classi quinte dell’indirizzo Artistico, quei ragazzi che, fatta la maturità spiccheranno il volo verso l’università. Una festa anche per celebrare un altro anno di Peer education, il progetto che alla lettera significa educazione tra pari, sviluppato in collaborazione col Centro Studi Bruno Ciari. Niente rabbia o divisione, qui gli studenti si tendono la mano per aiutarsi uni con l’altro. Il progetto, che va avanti da diversi anni si basa proprio su questo. Sull’aiuto degli studenti ad altri studenti. I ragazzi di quarta dopo un anno di formazione accolgono i ragazzi delle classi prime, che si confrontano per la prima volta col mondo delle scuole superiori. A livello didattico e anche a livello umano. Studiare diventa più facile, ma è più semplice anche socializzare, stare insieme, fare gruppo. E prevenire situazioni di bullismo o di scarsa integrazione.


«I ragazzi quando frequentano la terza – racconta la professoressa Benedetta Neri – si formano attraverso delle lezioni e imparano come aiutare, l’anno successivo, gli studenti che per la prima volta si confrontano con le superiori. Li seguono in un percorso che alla fine fa a bene a tutti, ai ragazzi e ai tutor. È un progetto che riscuote molto successo. In tutto il Virgilio, abbiamo una ottantina di tutor».

Un aiuto, un appoggio sul quale contare che elimina barriere e aiuta anche dal punto di vista delle formalità. «Si tratta di un’esperienza davvero positiva – racconta Marta Bracci, tutor e rappresentante d’istituto – l’accoglienza dà un sostegno ai ragazzi sotto tutti i punti di vista. Li aiuta a orientarsi, sia nello studio che nelle attività in classe, come l’elezione dei rappresentanti o le gestioni delle assemblee». Ma c’è molto di più. «L’impatto con la scuola superiore non è semplice – spiega un’altra tutor, Karolina Testaferrata –. La mole di studio e i ritmi sono completamente diversi e anche il comportamento con i professori cambia. Noi, li aiutiamo a superare questo scoglio iniziale forse il più difficile». Ed è cosi che si creano anche rapporti di amicizia.

«Fare il tutor è stata un’esperienza davvero bella – racconta Daniele Mancini – quando entri in una scuola superiore per la prima volta non sai nemmeno cosa fare. Se c’è chi ti dà una mano tutto è più facile. Il progetto sta funzionando, crea sinergia tra i ragazzi e questo aiuta a prevenire problemi come il bullismo. E poi è un’esperienza che lascia qualcosa anche a noi tutor. Sia a livello umano che di competenze, che poi potrebbero servirci nel mondo del lavoro». I tutor e i loro compagni, che stanno terminando la quinta, mercoledì hanno salutato la scuola (giovedì era toccato a quelli di classico e linguistico) con tanto di festa in maschera. Al loro posto si accingono a raccogliere il testimone altri giovani, pronti a tendere la mano ai “primini” e guidarli in questo percorso. E la scuola torna a insegnare, più che come tracciare una linea o fare un’equazione, cos è la vita.

Maria Bracci

Karolina Testaferrata