È allarme infiltrazioni mafiose anche nell’Empolese Valdelsa

Un’operazione antimafia (Foto d’archivio)

Una presenza sempre più profonda e ramificata illustrata nel report della Fondazione Caponnetto. Scalia: «Criminalità organizzata nel business dello smaltimento dei rifiuti, a Fucecchio e non solo»

EMPOLI. Mafia e territorio: anche l’Empolese Valdelsa è al centro delle attenzioni della criminalità organizzata. Un’infiltrazione che negli ultimi anni è diventata sempre più profonda e ramificata.

A dirlo è un report della Fondazione Caponnetto, presentato pochi giorni fa a Firenze. In particolare, a destare le principali preoccupazioni per quanto riguarda il territorio degli undici è la gestione dello smaltimento di rifiuti, con particolare attenzione al settore conciario. Ma non è il solo aspetto di una piaga che continua ad espandersi con il coinvolgimento di tutti i principali cartelli della criminalità organizzata.


«Il nostro focus interessa tutta la regione Toscana – spiega Renato Scalia, ex ispettore capo della Dia (Direzione investigativa antimafia) e attuale consigliere della Fondazione Caponnetto – e quello che possiamo dire è che non ci sono territori che non sono interessati dal fenomeno mafioso. Ormai siamo arrivati ad un grado di infiltrazione impensabile solo fino a dieci anni fa. All’epoca si diceva che la Toscana non era terra di mafia, seppure la mafia ci fosse. Adesso diciamo invece che lo è a tutti gli effetti. A questo proposito la questione dello sversamento illecito di rifiuti costituisce il nodo forse più preoccupante. Il settore conciario, con le industrie del distretto di Fucecchio nel circondario, hanno mostrato negli ultimi anni pericolose dimostrazioni di quanto la criminalità organizzata abbia saputo entrare negli affari. Ci sono diversi imprenditori toscani che sono collusi e che cercano nell’illegalità un modo per sfuggire alle regole, ma c’è un fenomeno ancora più preoccupante e che rappresenta una novità assoluta, ovvero la presenza di toscani tra gli affiliati di alcuni dei principali gruppi mafiosi».

Nelle oltre quaranta pagine del report redatto dalla Fondazione Caponnetto sulle infiltrazioni in Toscana compaiono a più riprese i comuni del territorio, segno di un impatto sempre più profondo.

Per quanto riguarda lo sversamento illegale di rifiuti, un episodio di alcuni mesi fa ha interessato Montaione. Nei campi coltivati sulle splendide colline del territorio della Valdelsa sono finiti presunti fanghi tossici provenienti dai vari depuratori toscani, spacciati per concimi.

Ma non ci sono solo i rifiuti al centro dell’azione della criminalità organizzata.

Un’indagine del settembre 2016 ha portato confisca di alcune ville e appartamenti nel comune di Cerreto Guidi. Per arrivare addirittura all’arresto di un boss di Cosa Nostra a Capraia e Limite nel luglio 2017.

«Abbiamo censito tra i trnta e i quaranta clan attivi in tutta la regione – prosegue Scalia – in pochi anni anche una terra storicamente attenta a questo tipo di infiltrazioni è stata fagocitata. Dove circolano i soldi la mafia c’è e il problema è che sembra aver trovato un terreno sempre più fertile».

«Addirittura le ultime operazioni della Direzione investigativa antimafia hanno riguardato il porto di Livorno, vera e propria porta di accesso alla Toscana. Un segnale allarmante e indicativo di come siano mutate le condizioni in poco tempo. Ma pensiamo anche alle estorsioni denunciate al mercato ortofrutticolo di Novoli o all’omicidio Raucci».

«Finora – conclude Renato Scalia della Fondazione Caponnetto– le organizzazioni criminali avevano sempre cercato di operare in sordina per non attirare su di sé le attenzioni delle forze dell’ordine, adesso anche questa prassi sembra aver lasciato spazio ad un modus più violento: basta pensare che negli ultimi anni sono stati commessi venti omicidi di mafia in Toscana».