Disabile escluso da scuola a Empoli, il Tar gli dà ragione

La sede del Tar e a destra Marino Lupi

I suoi genitori hanno vinto il ricorso contro due istituti che non hanno accettato l’iscrizione in prima

EMPOLI. I genitori di un ragazzo disabile vincono il ricorso al Tar contro due istituti scolastici che avevano negato l’iscrizione del ragazzo. A quest’ultimo, con disabilità autistica, gli è stato riconosciuto il diritto di essere iscritto alla prima classe di un istituto superiore di Empoli. Ne parla Marino Lupi, presidente dell’associazione Autismo Toscana, in un suo editoriale. «L’iscrizione era stata negata da due istituti scolastici empolesi sulla base del fatto che la classe corrispondente all’indirizzo di studio legittimamente scelto dal ragazzo aveva più di venti studenti - spiega Lupi - il Tar ha affermato che la disposizione di legge che prevede che, di norma, le classi iniziali che accolgono alunni con disabilità siano costituite da non più di venti alunni è volta a favorire l’inclusione scolastica delle persone con disabilità e non certo a limitarla. Le istituzioni scolastiche hanno l’obbligo di garantire la piena inclusione agli alunni con disabilità. Il Tar ha affermato anche che il legislatore, stabilendo che le classi in cui è presente un ragazzo con disabilità siano “di norma” costituite da non più di venti alunni, ha voluto “ introdurre un criterio e una linea guida nella formazione delle classi, affinché queste ultime siano definite nel modo più omogeneo possibile, avendo tuttavia sempre a riferimento l’obbligo prioritario dell’amministrazione di operare al fine di rimuovere gli ostacoli all’integrazione sociale e all’inclusione scolastica” degli alunni con disabilità».

Il Tar Toscana quindi ha affermato che l’indicazione di formare classi di non più di venti alunni, nel caso di presenza di un alunno con disabilità, non costituisce un limite tassativo e inderogabile «laddove tale criterio pregiudichi l’iscrizione dell’aspirante alunno - aggiunge Lupi - Quanto sopra in forza delle numerose norme del nostro ordinamento volte ad agevolare la frequenza scolastica delle persone con disabilità».


«Questa sentenza rende giustizia ad una famiglia che, per vedere riconosciuto il diritto del proprio figliolo a scegliersi la scuola, ha dovuto rivolgersi alla magistratura - va avanti Lupi - È la magistratura la nuova frontiera della ricerca del diritto dei nostri figli? È questo che si troveranno costrette a fare le famiglie per vedere riconosciuti i diritti dei propri figli?»

E quando la famiglia ha deciso di intraprendere la via legale, non c’è stato alcun ripensamento da parte delle amministrazioni scolastiche. «L’istituto scolastico, l’ufficio scolastico provinciale, il ministero scagliano la loro risposta per difendersi da questa famiglia - conclude il presidente - un’immagine davvero poco edificante per la nostra comunità. Una vittoria dunque della famiglia. Noi però la vediamo anche come una sconfitta di tutti noi».