Il bomber della Memoria ucciso al posto del padre

Il figlio di Carlo Castellani, Franco, con la targa che ricorda suo padre

Cerimonia allo stadio di Empoli per Carlo Castellani grazie ai ricordi del figlio Franco, alla presenza dei giovani del Centro Avane e un gruppo di richiedenti asilo   

EMPOLI. Aveva appena 6 anni Franco Castellani, quando vide per l'ultima volta il babbo Carlo. Era piccolo ma già aveva capito che il suo papà era un campione del calcio. I primi calci insieme col pallone, i primi tiri, i primi gol di un genitore con un figlio. Poi arrivò quel maledetto 8 marzo del 44 e arrivarono anche i fascisti. Da quel giorno per Franco ci sono solo i ricordi, ma lui se li tiene stretti e quando può lì racconta e li tramanda. A giovani, bambini, adulti. Perché la storia di suo papà, di Carlo Castellani, può tenere viva la fiamma della memoria nelle menti e nei cuori di tutti noi.

E proprio in questi giorni, in cui si celebra la memoria, non c'era migliore occasione per raccontare la storia di un calciatore straordinario, strappato al calcio e alla vita dalle barbarie dell'Olocausto e morto in un campo di sterminio dopo mesi di fatica e stenti. Un giovane uomo di 35 anni che non aveva nessuna colpa, se non quella di essere un grandissimo talento del pallone. Nella pancia dello stadio a lui dedicato si respirano l'emozione e la commozione. La testimonianza passa dai più anziani ai più giovani, per non dimenticare. A riceverla, questa volta i ragazzi del Centro Giovani Avane che hanno, nei mesi precedenti, lavorato sul significato della memoria dell’Olocausto e i ragazzi richiedenti asilo ospiti dei centri di accoglienza straordinaria gestiti dal consorzio CO&SO Empoli.

Il pubblico all’incontro con il figlio di Carlo Castellani

Prima la commemorazione di fronte alla lapide, che si trova all'ingresso degli spogliatoi. «Mi ricordo ancora quando la portammo qui – racconta Sauro Cappelli dell'Aned - prima si trovava nel vecchio stadio che sorgeva vicino a via Masini. Dopo qualche hanno la facemmo spostare, perché anche nel nuovo impianto fosse presente e ben visibile». I ragazzi la osservano con attenzione e coinvolgimento, poi nella sala stampa ascoltano la storia di Carlo Castellani, raccontata dal figlio Franco. Ci sono anche l'assessore allo sport Fabrizio Biuzzi, l'assessore Eleonora Caponi e l'onorevole Dario Parrini. La storia di un campione che per anni ha detenuto il record di gol con la maglia dell'Empoli. Nato a Montelupo, Castellani era un fibbianese doc. Ad appena 17 anni, era il 1926, diventò uno dei calciatori più promettenti del panorama italiano. Con gli azzurri mise a segno in 4 anni 49 gol, segnandone addirittura 5 in una sola partita, record ancora imbattuto.
 
Il tavolo dei relatori
 
Un campione tanto forte da attirare le attenzioni del Livorno. Giocherà anche nel Viareggio, ma solo in azzurro saprà esprimersi al meglio anche al suo ritorno nelle stagioni dal 34 al 39. Poi ci fu la guerra, a calcio si giocava, quando si poteva solo a casa. Fino ad una mattina apparentemente come tante altre, quella dell'8 marzo del 44 le forze dell'ordine bussano alla casa di Fibbiana. «Cercavano mio nonno David – racconta Franco Castellani – era un fervente antifascista -. Mio padre disse che era malato, e che sarebbe sceso lui». Qualche spiegazione e nulla più, pensava Carlo e invece nella sua casa non fece più ritorno. Lo catturarono perché accusato di far parte della Resistenza. Lo caricarono su un treno destinato al bestiame, per 3 giorni e 3 notti senza cibo quel treno a passo lento viaggiò verso il campo di sterminio di Mathausen-Gusen. Castellani fu messo a lavorare alla produzione di armi. Niente calcio, niente pallone, ma la vita sfregiata da chi non ha avuto pietà per niente e nessuno. Pochi mesi dopo, in agosto, morì di stenti e fatica. «Dal giorno che fu preso non lo vedemmo più – dice Franco – la sua ultima immagine è la testimonianza di un amico. Lo vide provato e gli disse che pativa come un cristo in croce».
 
Oggi di Carlo Castellani restano pochi ricordi, qualche foto, qualche statistica impressa su un almanacco e alcuni cimeli. Ma la sua memoria è ancora vivissima nei cuori di tutti gli empolesi. Di quelli che lo hanno visto giocare, di quelli che ogni fine settimana salgono le scale dello stadio e leggono il suo nome. Nella memoria di quei campioni o quei tifosi che hanno messo piede al Castellani e magari si sono chiesti chi era questo famoso Carlo. Una memoria viva negli occhi di quei ragazzi che hanno ascoltato la storia di un grande campione, scomparso troppo presto. Lo stadio entro qualche anno sarà rinnovato, cambieranno le tribune, il campo, l'esterno. Arriveranno anche gli sponsor, ma quel nome non sarà mai cambiato. Resterà in eterno, per ricordare a tutti che quello che è accaduto in passato non deve ripetersi più. Un nome scolpito sulla pietra e sui cuori. Carlo Castellani, il bomber della memoria.