Barista esasperato dai furti «Viene voglia di chiudere»

Non è bastata nemmeno la porta anti-sfondamento a salvare lo Chalet Pineta  dall’ennesima razzia notturna. Il titolare chiede più illuminazione e telecamere

EMPOLI. Al bar Chalet Pineta di piazza Ristori sono basiti e senza parole. Prima di capodanno hanno ricevuto l’ennesima – e sgraditissima – visita dei ladri, ad un anno di distanza dal doppio colpo di fine 2016.

A niente sono servite le porte antisfondamento, perché chi è entrato in azione ha sfondato pure quelle, probabilmente con una grossa mazza di ferro. Dino Bartolini – il titolare – è veramente sconfortato, tanto da dire di «Non aver più voglia di andare a lavorare». Ecco la dinamica, raccontata proprio da Bartolini: «Alle 22.40 del 30 dicembre ho ricevuto una chiamata dall’istituto di vigilanza privata, che mi spiegava che al bar era suonato l’allarme. Io mi sono subito diretto lì e ho trovato la porta sfondata: dentro hanno staccato la cassa di peso, rompendo anche il touch screen. C’era anche un cellulare, che però non hanno preso, mentre le slot non sono riusciti ad aprirle. Si tratta di delinquenti che non hanno paura di nulla, perché a quell’ora in quella zona c’è la gente fuori casa, non siamo in un luogo isolato dove non c’è nessuno». Bartolini, poi, sottolinea che l’impianto d’illuminazione in quell’area è insufficiente, perché funziona un unico lampione. E che – se possibile – l’amministrazione dovrebbe pensare a mettere delle telecamere, «così come le ha messe in centro». Se a livello di denaro sottratto si tratta di circa 350 euro, molto superiore è il quantitativo dei danni, tra la porta sfondata e lo schermo spaccato. Il modus operandi è quello di sempre: porta sfondata, suona l’allarme e i ladri in poche decine di secondi fanno razzia di quello che trovano; da sigarette a gratta e vinci a quello che ci può essere di valore in un’attività del genere. Che poi il bar di Bartolini è purtroppo un habitué di queste razzie, perché a fine dicembre 2016 lo chalet Pineta si trovò a dover fare i conti prima con un atto vandalico e poi con un furto vero e proprio. Sarà che il bar è aperto su tutti e quattro lati (nel senso che non ci sono muri), sarà che la zona è poco illuminata e senza telecamere, fatto sta che chi entra in azione sa di fare tanti danni, sapendo anche che però non c’è chissà cosa da rubare. Microcriminalità, verrebbe da dire, che sta facendo passare la voglia di lavorare a Dino e al figlio AntonioBartolini, che per San Silvestro hanno dovuto stilare l’ennesimo bollettino di guerra, tra danni e soldi rubati.

Marco Sabia

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