«Inchiesta su Ong e scafisti grazie alle nostre denunce»

Lucio Montanino mentre recupera un bimbo profugo e lo porta in salvo sulla nave di Save the Children (foto da facebook)

Empoli, la testimonianza di due ex poliziotti ingaggiati come addetti alla sicurezza:  «Le nostre vite sono state messe in pericolo e non ci hanno neppure ringraziato» 

EMPOLI. «Vicino alle acque libiche abbiamo visto e denunciato movimenti anomali tra scafisti che trasportavano migranti e un’imbarcazione di una organizzazione non governativa che poi ha prelevato e portato via questi uomini. E grazie alle nostre testimonianze è partita un’indagine della procura di Trapani. Ma ora vogliamo denunciare questo: siamo stati messi in una condizione di pericolo e nessuno ha speso una parola di ringraziamento per quello che abbiamo fatto».

Questo è lo sfogo di un ex poliziotto, Lucio Montanino, che per 26 anni è stato in servizio alla Criminalpol, alla squadra mobile e poi al commissariato di Empoli. E che parla anche a nome di un altro ex agente in servizio a Roma, Pietro Gallo. I due si erano imbarcati, nell’autunno del 2016, come addetti alla sicurezza su una nave di Save the children, la Vos Hestia. Alcune settimane per Montanino, un periodo più lungo per Gallo ma tempi sufficienti per convincere i due a presentarsi in questura, a Trapani, per denunciare quanto avevano visto in mare, al largo di Tripoli. «Siamo partiti da Augusta il 5 settembre 2016 e dopo alcuni giorni di navigazione siamo andati in supporto a un’altra imbarcazione, la Iuventa della ong Jugend Rettet, che aveva a bordo 400 migranti. Già in quella occasione abbiamo notato che, al confine con le acque libiche, gli immigrati salirono a bordo della Iuventa e poi i gommoni con cui erano arrivati furono trainati via verso la Libia da presunti scafisti presenti nell’area del salvataggio con piccole imbarcazioni. Invece noi sapevamo che i gommoni dovevano essere tagliati e affondati dopo aver prelevato i migranti per evitare che fossero riutilizzati dai trafficanti».«I profughi - continuano Montanino e Gallo - furono poi presi in carico dalla Vos Hestia dove abbiamo prestato servizio noi. E in uno dei vari recuperi abbiamo notato anche una donna che era con cinque ragazze molto giovani. Addosso aveva decine di telefoni. Ma quello che ci colpì di più era il fatto che teneva sotto controllo continuo e costante queste giovani».

Da qui i due ex poliziotti decisero di segnalare alla polizia di Trapani sia quello che avevano visto nel Mediterraneo, sia lo strano atteggiamento della donna con i telefoni. Nelle settimane seguenti Montanino e Gallo furono «testimoni di altri anomali contatti». E allora decisero di fare un altro passo: di rivolgersi anche all’Aise, il servizio segreto per l’estero che poi ha trasmesso la testimonianza allo Sco, il Servizio centrale operativo. Da qui sono partite le indagini della procura di Trapani. A metà ottobre Montanino lasciò l’incarico con l’agenzia di sicurezza che lo aveva ingaggiato. In seguito, e siamo già nel 2017, sia lui che Gallo sono stati sentiti a sommarie informazioni. Da Trapani le indagini sono proseguite e a luglio scorso la Iuventa è stata sequestrata, la Vos Hestia è stata perquisita e i magistrati ora ipotizzano il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Montanino e Gallo, invece, in tutta questa vicenda, sostengono di esser stati trattati in maniera poco rispettosa: «Hanno detto che eravamo dei servizi segreti, cosa che non corrisponde a verità; ci hanno etichettato per quello che non siamo, ci hanno dato dei fascisti e degli estremisti di destra. Hanno messo in pericolo noi e le nostre famiglie perché i nostri nomi sono stati resi pubblici e abbiamo perso anche potenziali offerte di lavoro». «Nello stesso tempo - aggiungono - nonostante che senza le nostre testimonianze non sarebbe stata aperta l’indagine della procura di Trapani, nessuno ci ha ringraziato, nessun esponente politico ha preso posizione in nostro favore. Tra l’altro avevamo avvertito anche La Lega e il Movimento Cinque Stelle».

E concludono : «Non vogliamo niente (in senso materiale ndr), facciamo solo una rivendicazione di principio, abbiamo fatto queste segnalazioni non perché siamo razzisti ma perchè volevamo che nel Mediterraneo venisse ristabilito più controllo. Il governo, e in particolare il ministro Marco Minniti e il premier Claudio Gentiloni, si sono presi tutti i meriti della diminuzione degli arrivi dei profughi. Ma non è così. E il codice di comportamento ministeriale è stato tardivo ed ininfluente».