Lucca Summer Festival, «Disabili chiusi nel recinto»: è polemica dopo il concerto - Video

La rabbia di una mamma empolese che ha accompagnato il figlio a vedere il cantante di Despacito al Summer Festival a Lucca: «È una vergogna»

EMPOLI. «I disabili sono stati “rinchiusi” in un recinto di pannelli di plexiglass allestito in un angolo della piazza, a decine di metri dal palco. È una vergogna». Laura Martini, empolese, ha accompagnato il figlio, disabile, al concerto di Luis Fonsi in piazza Napoleone, concerto inserito nel cartellone del Lucca Summer. Ma l’esibizione dell’artista portoricano, reso celebre dal tormentone Despacito, l’hanno vista decisamente da lontano: «E come se non bastasse, mio figlio – seduto sulla sedia a rotelle – si è ritrovato la balaustra in ferro del “recinto” proprio all’altezza degli occhi».

Il concerto visto, da lontano, dal disabile

Ma i problemi sono iniziati molto prima del concerto: «Gli addetti del servizio di controllo dei biglietti sono stati indisponenti e maleducati. E poi non ci hanno fatto passare dall’ingresso più vicino alla pedana e siamo stati costretti a fare tutto il giro delle mura perché non c’era neanche un cartello che dicesse dove fosse l’entrata per i diversamente abili e i loro accompagnatori».


Insomma, quella che doveva essere una serata di divertimento, si è trasformata in un’odissea: «Mio figlio non ha potuto godersi il concerto come tutti gli altri. Tutto questo nonostante io abbia speso settantotto euro per due biglietti: il mio e quello dell’altra mia figlia. Menomale almeno lui non ha pagato... Ma ho una certezza: non tornerò mai più al Summer Festival. Siamo sempre andati ovunque, gli ho fatto vedere tantissimi concerti ma non mi era mai capitata una situazione del genere. Per una madre con un figlio disabile queste cose sono impensabili. Ma dopotutto – sottolinea amaramente – chi non le vive in prima persona non può capire».

Il patron del festival, Mimmo D’Alessandro, incassa lo sfogo, si scusa con Laura e con suo figlio. E allo stesso tempo sottolinea che la collocazione della pedana non è stata scelta dagli organizzatori: «C’è una commissione di vigilanza provinciale - composta da rappresentanti di questura, prefettura, genio civille, Asl e così via - che decide e noi non possiamo fare altro che rispettare le indicazioni dettate da motivi di sicurezza. Non ho scelto io di mettere una balaustra a quell’altezza e neanche di posizionare la pedana lontana dal palco. Ci hanno imposto questa sistemazione proprio per proteggere le persone diversamente abili in caso di caos o fuggi-fuggi generale causato dai motivi più disparati».

Insomma, certe misure sono “figlie” dei fatti di piazza San Carlo a Torino, dove la sera del 3 giugno scorso, la psicosi-attentato scatenò il panico tra i trentamila che stavano assistendo alla finale di Champions League Juventus-Real Madrid.

Il tragico bilancio (un morto e oltre 1. 500 feriti nella calca su un “tappeto” di vetri), ha portato il giro di vite del ministero in occasione dei grandi eventi: «Si tratta di misure insopportabili – tuona D’Alessandro – a discapito di chiunque. Tutti noi abbiamo perso un pezzo di libertà e la cosa che mi fa arrabbiare è che paghiamo noi organizzatori per quei fatti che al momento non hanno un responsabile. Ci vorrebbe più rispetto e un po’ di buonsenso verso chi lavora con serietà e investe i soldi per iniziative di questo livello».