Un pezzo di storia di Empoli finisce all’asta per 1,8 milioni

La villa del Cotone a Empoli (Foto Agenzia Carlo Sestini)

All’incanto castello, cappella, autorimessa e tre appezzamenti di terreno della villa trecentesca del Cotone appartenuta anche agli Antinori e agli Strozzi

EMPOLI. a batteranno all'asta al tribunale di Firenze l' 8 maggio prossimo come un appartamento qualsiasi. Ma si tratta di un pezzo della storia di Empoli. La villa del Cotone è uno degli edifici più importanti e più ricchi di fascino del territorio. Oltre settecento anni di storia che tra nobili famiglie, produzioni diventate celebri e vere e proprie leggende sono entrati nell'immaginario empolese.

La base d'asta è stata fissata in 1,8 milioni di euro per il castello, la cappella ormai sconsacrata del Cinquecento, un'autorimessa e tre appezzamenti di terreno. Il pezzo di pregio è proprio la villa, costruita su cinque piani e trasformata nei secoli da edificio militare (una sorta di castello appunto) a residenza di piacere per le ricche famiglie che l'hanno posseduta. Passata nei secoli di mano in mano (gli ultimi proprietari sono i Calugi-Del Bravo), continua ad ospitare un'azienda agricola con produzione principalmente di vino e olio. Uno degli edifici annessi, inoltre, è utilizzato come casa vacanze. La villa, invece, è disabitata, anche se dalla perizia svolta dai tecnici del tribunale risulta che negli ultimi anni siano stati compiuti dei lavori di ristrutturazione sia all'interno che sul tetto. 
 
Il complesso di via Sottopoggio per San Donato a Empoli (Foto Agenzia Carlo Sestini)
 
Dieci anni fa la villa venne aperta al pubblico nell'ambito dell'iniziativa “Toscana esclusiva”, organizzata dall'Associazione dimore storiche italiane. La manifestazione, che ha coinvolto vari luoghi storici nascosti e chiusi al pubblico del patrimonio toscano, permise ai cittadini – furono oltre cinquecento - di ammirare la proprietà di via Sottopoggio per San Donato in tutta la sua bellezza. Per l'immobile nel suo complesso, la cappella e anche i terreni limitrofi è stata confermata la dichiarazione di interesse particolarmente importante con decreto del ministero dei Beni culturali e ambientali. I primi cenni storici che riguardano la villa del Cotone risalgono addirittura al 1385, quando Scolaio Spini, appartenente al patriziato fiorentino, la acquistò dalla famiglia – anch'essa patrizia – Mannelli. La prima attestazione documentaria è del 1427: l'immobile allora di proprietà della stessa famiglia Spini viene descritto nei minimi particolari.
 
Un particolare della villa del Cotone (Foto Agenzia Carlo Sestini)
 
Da tale documento emerge la funzione militare della costruzione originale, testimoniata dalla posizione dominante il territorio circostante e dalle caratteristiche di struttura fortificata con “mura, torrione e torre minore merlate e coi beccatelli” e circondata da un ampio fossato. Sempre nel corso del '400 venne trasformata da fortezza a villa di delizia, modificando profondamente gli interni per renderli più abitabili. Alla fine del quindicesimo secolo, a seguito del tracollo finanziario della banca Spini, la proprietà passò nelle mani di Bernardo di Dante da Castiglione e pochi anni dopo ad un altro nobile fiorentino, Giovanni Niccoli. A cavallo tra la prima e la seconda metà del '500 un altro nome importante compare nella storia del Cotone, si tratta del nobile Alessandro Antinori. Ma è nel 1563 che avviene il passaggio più prestigioso alla famiglia Strozzi, una delle più importanti dinastie fiorentine. Furono loro a costruire l'oratorio dedicato a Maria Assunta. Nel corso del '600 la proprietà passa agli Scarlatti-Rondinelli. E' sotto di loro che la villa subisce i restauri che le hanno dato l'aspetto attuale. All'interno, in alcune sale sono ancor visibili degli affreschi settecenteschi. Nel corso dell'800 la proprietà venne divisa in due. Una parte venne venduta alla famiglia Arrighi, poi passata ai Carovani. L'altra venne ereditata dai Bottai. La proprietà risulta ancora suddivisa e l'ultima compravendita risale al 2008. 
 
LE CURIOSITÀ: DAL VINO PISCIANCIO ALLA LEGGENDA DI EMMA
 
Oltre che per la sua naturale destinazione di pregio e per l'importanza delle famiglie che l'hanno posseduta, la villa del Cotone racchiude in sé un valore ulteriore dato da produzioni vinicole divenute mitiche e leggende esoteriche. Per quanto riguarda le prime, il riferimento più importante è al cosiddetto “Pisciancio”, un tipo di vino non particolarmente pregiato ma diventato famoso grazie ad una celebre citazione. Il vino prodotto nelle cantine della villa, infatti, venne recensito nel 1685 da Francesco Redi nel suo “Bacco in Toscana”, un elogio dei vini toscani divenuto celebre in tutta Europa. Il "Pisciarello", che a Firenze veniva chiamato appunto in maniera dispregiativa "Pisciancio", era un vino un po' gentile e dolce che Redi diceva essere adatto alle persone “che non san fare i loro fatti”.
 
Ma il Cotone è anche il teatro di una leggenda legata ad una bambina arsa viva di fronte alla cappella nel '600 e il cui fantasma ha animato gli incubi di generazioni di giovani empolesi. Emma, questo è il nome della bambina che sarebbe stata bruciata viva (le storie sui motivi e sulle responsabilità divergono) e successivamente tumulata all'interno della cappella cinquecentesca attualmente sconsacrata. Per decenni questo luogo ha rappresentato meta di veri e propri pellegrinaggi da parte di adolescenti della zona, che testavano il loro coraggio tentando di incontrare il fantasma di Emma. Nel 2008 intervenne addirittura la polizia, che smascherò la bravata di due ragazzi. I due, per spaventare alcuni loro coetanei, avevano messo in scena l'apparizione del fantasma con tanto di lenzuoli, candele e riti esoterici.