Trenta casi di scabbia in 40 giorni, colpiti anche bimbi di Empoli e Santa Croce

Il dottor Paolo Filidei e il pronto soccorso di Empoli (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Scuole e genitori in allerta, controlli negli istituti. Il rischio è che in alcune famiglie non ci sia la possibilità di comprare i medicinali per curarsi

EMPOLI. Trenta persone contagiate dalla scabbia in quaranta giorni. Quindici piccoli focolai, tutti all’interno di case (esclusi dunque ospedali, case di riposo, scuole - interessate solo indirettamente - e altre strutture pubbliche in generale) spuntati in tutto il territorio dell’ex Asl 11, dall’Empolese Valdelsa al Valdarno. Con due situazioni considerate “delicate”, perché coinvolgono bambini che vanno a scuola: uno a Santa Croce sull’Arno e l’altro a Empoli. La scabbia - con il suo fastidiosissimo prurito causato dal parassita che vive sulla pelle - si ripresenta prepotentemente nella zona. Confermando, a livello statistico, un trend in crescita: fatta eccezione per il 2010, quando furono contagiate circa settanta persone all’ospedale San Giuseppe (tra pazienti, operatori e familiari), l’acaro - che si introduce negli strati superficiali della cute - era quasi sparito: nel 2013, per esempio, si erano registrati due focolai (4 persone contagiate); poi l’impennata nel 2014 (62 persone coinvolte), confermata nel 2015 (complice il focolaio all’asilo nido di Stabbia). 

Tuttavia, nonostante la raffica di casi in queste prime settimane del 2016, il direttore dell’unità operativa prevenzione malattie trasmissibili dell’ex Asl 11, Paolo Filidei, sottolinea che «la malattia si ripresenta ciclicamente, i dati sono in linea con le altre Asl toscane ed è sbagliato pensare che sia legata soltanto alla scarsa pulizia. Può colpire persone di qualunque ceto sociale, età e professione».
 
A Santa Croce sull’Arno è stato colpito un bambino che frequenta il nido: «Considerando che i piccoli dormono e all’interno dell’asilo, abbiamo effettuato una verifica approfondita all’interno della struttura - sottolinea Filidei - le cui condizioni sono risultate perfette». La trasmissione della scabbia avviene per contatto cutaneo diretto (dormire nello stesso letto, rapporti intimi), oppure per contagio indiretto (contatto con lenzuola, biancheria, vestiti). L’acaro non ha ali, non salta e non vola e non può vivere al di fuori del corpo umano: la sua sopravvivenza lontano dalla cute dell’uomo è di soli 2-3 giorni. 
 
Il bambino santacrocese ha contratto la scabbia all’interno del nucleo familiare, dove sono presenti anche altri minori, che frequentano le scuole primaria e secondaria di primo grado: «Abbiamo informato i genitori di tutti i bambini e ragazzi delle classi interessate nelle tre scuole, invitandoli ad effettuare una sorveglianza (la scabbia ha un periodo di incubazione che può arrivare a due mesi) sui loro figli per quaranta giorni e a rivolgersi al medico in caso di prurito (in particolare negli spazi interdigitali delle mani, i polsi, la zona ascellare e quella genitale). Il rischio di contagio è superiore tra i bambini più piccoli, che giocando sono più portati al contatto fisico, tuttavia al momento non si registrano “casi secondari”».
 
Accertamenti in corso per quanto riguarda i due nuclei familiari empolesi (tra i quali non ci sarebbe correlazione), colpiti nelle ultime ore, con tre bambini che sono stati portati dai genitori al pronto soccorso di Empoli: «Si tratta comunque - sottolinea Filidei - di effettuare un paio di cicli di trattamento con le pomate, a distanza di una settimana. E già dopo il primo i bambini possono tornare a scuola». La raccomandazione, di fronte ai sintomi, è «effettuare una visita medica dallo specialista che prescriverà la terapia adeguata».
 
Ma le cure possono rappresentare un problema. Perché ogni confezione di pomata costa tra i 15 e i 20 euro e spesso l’acaro “attacca” intere famiglie, che talvolta non hanno le possibilità economiche di fare la scorta di pomata: «In alcuni casi attiviamo i servizi sociali. L’importante è che chi ha questi sintomi vada dal medico, poi valutiamo come affrontare l’aspetto economico. La terapia è fondamentale». E va accompagnata con una serie di interventi sulla persona e sull’ambiente. Per esempio vanno lavati a 60º lenzuola, biancheria e indumenti; meglio riporre in una stanza chiuse peluche tappeti, coperte, divani per una settimana, oltre a disinfettare l’ambiente. La malattia non è legata a una stagionalità e può manifestarsi in qualsiasi periodo dell’anno: «Tuttavia nel periodo invernale il contagio è più difficile, perché la pelle è ben coperta dagli indumenti».