Il volo di Cecco Santi, corteo storico e fuochi

VINCI. Confrontarsi con le leggende non è mai cosa facile per nessuno. Se poi la leggenda per i più disparati motivi, a torto o a ragione, è entrata addirittura a far parte del racconto che si...

VINCI. Confrontarsi con le leggende non è mai cosa facile per nessuno. Se poi la leggenda per i più disparati motivi, a torto o a ragione, è entrata addirittura a far parte del racconto che si costruisce di un luogo nell’immaginario collettivo, diventa ancora più difficile andare ad indagarne i confini e magari a sconfessarne qualche aspetto. È questo anche il caso del volo di Cecco Santi per Vinci e per i vinciani, o vinciaresi che dir si vogliano. Una cosa è certa, l’indagine sul volo di Cecco Santi a Vinci mancava, ed ha provveduto Nicola Baronti, avvocato vinciano doc con la passione della storia e instancabile animatore del comitato Vinci nel Cuore, dando alle stampe per la divulgazione urbi et orbi un prezioso quadernetto giusto in tempo per celebrare l’edizione 2015 della manifestazione (prevista per oggi, con tanto di corteo storico, volo dalla torre del castello e spettacolo pirotecnico finale).

Eloquente il titolo: Il miracolo del Santissimo Crocifisso di Vinci, storie e leggende sul volo di Cecco Santi con documenti e un inedito studio di Renzo Cianchi. La ricerca intanto mette alcuni punti fermi: il volo di Cecco Santi a Vinci vide la sua prima edizione il 18 maggio 1856, organizzato dal comitato dei “festaioli della Festa del SS. Crocifisso”. Sembra essere andato avanti fino ai primi del Novecento, poi dopo un lungo stop altra edizione nel 1935, dove malauguratamente e con triste presagio il fantoccio si fermò a metà della corda. Altra fugace apparizione nel dopoguerra e poi l’oblio. Il resto appartiene alla leggenda, compresa la nobile storia medievale tramandata nei secoli del capitano di ventura che dà origine al volo attuale. Solo nel 1989 infatti, si ricostituiva il Comitato paesano per il Volo di Cecco Santi di Vinci, che proponeva una versione tutta nuova, molto scenografica, nobilitata da una «leggenda» popolare che mai era stata considerata negli scritti e ricerche degli studiosi che avevano trattato dell’argomento, Cianchi compreso. “Spero di ben soddisfare – ha affermato Nicola Baronti - il desiderio del figlio di Renzo Cianchi, Francesco che, in occasione della Lettura Vinciana del 2008, mi consegnava una busta dal contenuto eccezionale: appunti, ritagli di giornale, la copia di un documento antico, la velina di una corrispondenza con un piccolo saggio di carattere storico, intercorsa nel biennio 1967-68 tra Renzo e André Hamard, direttore del Centre Documentaire de la Symbolique di Rennes (Francia). Il contenuto del materiale era assai singolare: la tradizione del Volo di Cecco Santi di Vinci”. Ecco svelata la fonte principale dello studio. Renzo Cianchi fu sollecitato a ricercare notizie di Cecco Santi e il suo volo dalla richiesta dello stesso Hamard e dall’incontro con Giuseppe Lisi, giornalista e curatore di programmi televisivi per la Rai.

Nel 1968 Renzo Cianchi, ultimata la ricerca rispondeva: «ho sessantasette anni, ho vissuto tutta la mia vita a Vinci e non ho mai visto questa manifestazione popolare; solamente, in questi ultimi tempi, ovvero da una trentina d’anni, si sono verificati due tentativi di rievocarla – prima e dopo l’ultima guerra – tuttavia senza successo, perché non è possibile “attaccarsi a dei precedenti e a dei modelli tradizionali che non sono vivi né nella memoria delle generazioni attuali né nei documenti e nella storia”».

Paolo Santini

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