Meningite in Toscana: come riconoscerla e prevenirla

Dopo i numerosi casi del 2015 e inizio 2016, cresce sempre di più la paura per questa malattia: attraverso 10 domande e risposte cerchiamo di capire i sintomi, come si trasmette e cosa si può fare per curarla

L'allarme c’è: la meningite fa paura perché compare all’improvviso e nel giro di poche ore può arrivare a uccidere, come purtroppo sta succedendo dall'inizio del 2015. Cerchiamo allora di capire meglio con quale malattia abbiamo a che fare - non tutti i tipi ad esempio sono contagiosi - come riconoscerla e curarla.

1) CHE COS'È LA MENINGITE?

È un'infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono encefalo e midollo spinale.

2) DA CHE COSA È PROVOCATA?

Gli agenti patogeni possono essere molti ma le forme più comuni sono di tipo virale o batterico. La meningite virale, detta anche asettica, non è contagiosa e i pazienti possono ristabilirsi nel giro di una settimana.

La meningite batterica può essere causata da vari tipi di batteri ma i più comuni sono il meningococco - B e C - lo pneumococco e l'hemophilus influenzae di tipo B.

Ci concentreremo qui sulla meningite da meningococco, detta anche purulenta per il fatto che i batteri producono pus nell'encefalo, che è quella maggiormente contagiosa e può dunque provocare fenomeni di tipo epidemico. Si tratta di una malattia che colpisce bambini, ragazzi e giovani adulti (fino ai 40 anni circa) ed è causata da un patogeno estremamente aggressivo: il meningococco infatti non va a colpire le persone fragili, malate o anziane, bensì soggetti sani, giovani e con difese normali.

3) COME SI RICONOSCE QUESTO TIPO DI MENINGITE?

I sintomi sono essenzialmente tre: febbre alta, forte mal di testa e rigidità alla nuca, al punto che il malato è incapace di flettere la testa sul collo. Possono esserci poi nausea insistente e vomito, fotofobia, sopore, e talvolta eruzioni cutanee.

Nel neonato o nel bimbo molto piccolo la diagnosi è particolarmente difficile anche perché non sempre c’è febbre. Segni della malattia possono essere la fissità dello sguardo, il torpore, il rifiuto del cibo, la comparsa di macchie di color rosso scuro sulla pelle e poi il fatto che il piccolo getti la testa all'indietro e inarchi la schiena.

4) COME SI FA LA DIAGNOSI?

Attraverso una puntura lombare che serve a prelevare il liquor che circola nelle cavità dell’encefalo e del midollo spinale: solo l'analisi di laboratorio ci dirà se si tratta o no di meningite.

5) IN CHE MODO SI PUÒ VENIRE CONTAGIATI?

Il meningococco si trasmette per via aerea quando c’è un contatto stretto con i malati attraverso le secrezioni respiratorie, ad esempio con tosse, starnuti o baci. I casi sono infatti molto più frequenti in inverno quando si sta al chiuso in ambienti affollati, ad esempio scuole, discoteche, comunità.

6) IN CHE COSA CONSISTE LA TERAPIA?

La somministrazione di antibiotici (a volte può essere utile associare anche cortisone), serve a prevenire eventuali complicazioni secondarie. Talvolta è necessario il ricovero del malato in terapia intensiva, ad esempio per tenere sotto controllo la pressione bassa, le convulsioni e altri sintomi, quindi possono servire farmaci per così dire di supporto. L'evoluzione della malattia purtroppo è rapidissima, però se la cura funziona anche la guarigione è altrettanto rapida: bastano 72 ore perché il giovane si riprenda completamente. Di recente a Pisa nel reparto di malattie infettive diretto da Francesco Menichetti è stato salvato un ragazzo di 17 anni con "purpura fulminans", una situazione molto grave.

7) CHE COSA DEVE FARE CHI È STATO A CONTATTO CON UN MALATO DI MENINGITE?

La profilassi - in questo caso detta secondaria - consiste nell'assumere antibiotici per sterilizzare il patogeno.

8) ESISTONO POSSIBILITÀ DI PREVENZIONE?

L'unica misura efficace oggi è il vaccino. Per il meningococco di tipo C la vaccinazione in Toscana è gratuita per i ragazzi fino a 18 anni (limite d'età che a Empoli è stato portato a 45 anni). I giovani possono anche vaccinarsi gratis contro il meningococco B. Lunedì 30 poi la Regione ha deciso di offrire una dose di richiamo agli adolescenti (Contro la meningite da pneumococco l’iniezione è invece indicata per anziani, diabetici e soggetti immuno-compromessi). Oltre a costituire una prevenzione per il singolo, il vaccino ha per così dire una funzione preventiva in senso lato. Il batterio si localizza infatti tra il naso e la gola del portatore sano: quando ci sono molti portatori può manifestarsi un caso di meningite. Con la vaccinazione, nel medio-lungo periodo il numero di portatori si abbassa, e dunque diminuisce il rischio per l’intera comunità.

9) MA I VACCINI POSSONO AVERE EFFETTI COLLATERALI IMPORTANTI?

Si tratta di polisaccaridi che non hanno tra i componenti né virus né batteri e sono dunque molto ben tollerati ed efficaci. In soggetti particolarmente sensibili o nei bambini piccoli possono manifestarsi effetti di tipo locale e di breve durata come gonfiore, eritema o dolorabilità nella sede dell'iniezione, oppure si possono avere febbre o inappetenza, che poi scompaiono.

10) E LA MENINGITE QUALI CONSEGUENZE PERMANENTI PUO' AVERE?

Le conseguenze più frequenti sono problemi all’udito e alla vista, e nel lungo periodo persino l'epilessia. Possono esserci pure  danni cerebrali. Ma naturalmente si può anche guarire completamente. (a cura di Gemma Vignocchi)

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