Usavano le badanti come spie per rubare nelle case, sgominata banda di ladri

Dodici gli arresti: sono ritenuti i colpevoli di una lunga serie di furti negli appartamenti in molte zone della Toscana e non solo. L'operazione condotta dalla squadra mobile di Firenze e dal commissariato di Empoli

EMPOLI. Usava due badanti come "spie" per individuare le abitazioni da svaligiare, la banda di topi di d'appartamento sgominata nei giorni scorsi dalla polizia. Dodici le persone (dieci georgiani- nove dei quali clandestini -, un bulgaro e un romeno), che sono finite in manette per furto pluriaggravato in concorso nel corso di più operazioni condotte a partire dallo scorso dicembre dagli agenti della squadra mobile di Firenze e del commissariato di Empoli, coordinati dal procuratore capo del tribunale di Firenze Giuseppe Creazzo. Altri due malviventi, entrambi georgiani, sono ancora ricercati.

Come hanno spiegato gli inquirenti nel corso di una conferenza stampa, si tratta di ladri di professione, delinquenti abituali specializzati nei furti in appartamento.

Quindici i colpi accertati, ma per la polizia avrebbero messo a segno decine di furti in abitazione in Toscana, Liguria e Piemonte. Tra le zone più colpite Firenze, Sesto Fiorentino, Empoli, Fucecchio, Vinci, Pontedera, Pisa e Genova. I colpi venivano consumati con la tecnica del "lockpicking", consistente nell'apertura di porte blindate con l'uso di chiavi alterate o grimaldelli.

Gli arrestati

I gioielli sequestrati e restituiti ai proprietari

Le indagini, condotte con pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali, sono scattate nell'ottobre del 2014 quando uno dei componenti della banda (pluripregiudicato per reati contro il patrimonio e sospettato di collegamenti con la cosiddetta "mafia russofona")  fu visto uscire - insieme a un altro georgiano - da un compro oro di Empoli, dove aveva fatto visionare alcuni gioielli di provenienza dubbia. La presenza di alcuni malviventi è stata inoltre accertata a Vinci in occasione di alcuni furti. In base a quanto accertato dagli investigatori le due donne, oltre a partecipare attivamente ai colpi (sia nella fase di "sopralluogo" che in quella esecutiva), fornivano indicazioni facendosi assumere come badanti nelle abitazioni che poi venivano svaligiate, assumendo informazioni anche da altre connazionali. Secondo gli inquirenti, proprio le badanti avevano un ruolo centrale: erano loro a tenere in contatto le varie bande dislocate in diverse zone in Italia ma con Empoli come punto di riferimento. Ogni blitz vedeva impegnati tre elementi: un "palo", che rimaneva in strada, e due ladri nelle case.

Quattro componenti (uno dei quali evaso dagli arresti domiciliari) della banda furono bloccati e sottoposti a fermo lo scorso dicembre alla frontiera di Ventimiglia, mentre cercavano di lasciare l'Italia (da qui il nome dell'operazione "Linea di confine"). Si tratta di Michal Polak, Valeri Dularidze, Iliya Kochev e Besik Mamaladze. Ma nonostante il colpo inferto dalla polizia, la banda si era prontamente riorganizzata, reclutando nuovi elementi, in tutta Italia. Sotto le feste di Natale l’arresto, su misura di custodia cautelare in carcere, delle due donne e di altri tre componenti del gruppo (Aleksandr Buduashvili, Demuri Gobeijshvili, Ushang Gorgodze), tra Pisa, Empoli, San Miniato e Montopoli. Gli ultimi tre arresti (Daviti Shubitidze, Shakro Eliashvili e Tamazi Mdivani) sono stati fatti nei giorni scorsi a Firenze. Buona parte della refurtiva recuperata, tra cui gioielli in oro e orologi, ma anche televisori, telecamere, Ipad ecc. è stata restituita ai proprietari.

Dagli inquirenti arriva anche un appello ai cittadini: "Segnalate sempre qualsiasi movimento, auto o persona sospetta. Non è mai un disturbo. Questa operazione conferma quanto sia importante tenere gli occhi sempre ben aperti. Questa banda effettuava dei sopralluoghi, anche in pieno giorno. E poi bisogna fare la massima attenzione a chi ci mettiamo in casa per la cura dei nostri cari. Quando si assume una badante è fondamentale prendere più informazioni possibili sul suo passato, capire da chi ha lavorato e come".

E comunque in loro presenza è meglio evitare di fornire particolari sulla presenza di cassaforti e oggetti di valore in casa, ma anche sulle abitudini e i viaggi della famiglia, ma anche di parenti e conoscenti. Perché le badanti finite in manette - per esempio - fornivano dritte ai loro complici non soltanto sulla casa dove lavoravano, ma anche su quelle dei vicini e di altre persone di cui avevano sentito parlare.

Qualsiasi precuazione in termini di sicurezza, dalle telecamere a un sistema di allarme, può essere decisiva: "La banda - spiegano gli inquirenti - alla prima difficoltà mollava. Perché gli obiettivi a disposizione erano talmente tanti che preferivano non rischiare e passare al successivo. Nei condomini, per esempio, è fondamentale tenere chiusa la porta d'ingresso. Per loro rappresenta un ostacolo in più".