Studentessa dell'Empolese colpita da meningite

L’ospedale San Giuseppe

Secondo caso a distanza di poche ore dal decesso di Giovanni Locci, scatta la profilassi per cinquanta persone. Le ventenne non era vaccinata. La diagnosi è arrivata quando era già stata dimessa: prevenzione per familiari, compagni di scuola alla “serale” e operatori sanitari. L’Asl: «Nessuna correlazione tra i due pazienti»

EMPOLI. Un altro caso di meningite nel circondario e ancora una volta si tratta di meningite di tipo C, la stessa che è costata la vita al tredicenne di Cerreto Giovanni Locci. Ad essere colpita questa volta è stata una studentessa ventenne che risiede nell’Empolese (l’Asl non ha voluto indicare il Comune di residenza) e che proprio ad Empoli frequenta le scuole serali.

Il caso. La giovane si è presentata al pronto soccorso dell’ospedale San Giuseppe di Empoli nel pomeriggio del 7 febbraio, con febbre alta e sintomi non chiaramente riconducibili alla meningite ma più facilmente ad un infezione generica. I medici però sospettando che si potesse trattare di un meningococco hanno deciso di ricoverarla, sottoponendola immediatamente ad una cura antibiotica. Nel frattempo sono stati disposti gli esami di accertamento. Dopo due giorni le condizioni della studentessa sono sensibilmente migliorate e la giovane, lunedì 9 febbraio, è potuta tornare a casa dalla famiglia. Due giorni più tardi però sono arrivati gli esiti degli esami che hanno confermato il sospetto dei sanitari. La ragazza è stata colpita da un meningococco di tipo C, lo stesso che si è portato via Giovanni Locci. Confermata la diagnosi la ragazza che nel frattempo era già tornata nella sua abitazione, ha proseguito la cura specifica con antibiotici e adesso dopo più di una settimana nonostante sia ancora in convalescenza sta molto meglio.

La profilassi. La ventenne non era vaccinata contro la meningite e probabilmente, a spianare la strada al batterio è stata l’influenza che aveva colpito la giovane e i componenti della sua famiglia nei giorni precedenti al ricovero e che probabilmente aveva contribuito ad abbassare le sue difese immunitarie. Come da protocollo è scattata subito la profilassi per le persone che erano state a diretto contatto con la ragazza, dunque i familiari, gli operatori sanitari che la hanno avuta in cura e i compagni della scuola serale di Empoli dove si recava praticamente tutti i giorni. In totale si sono sottoposte alla prassi preventiva una cinquantina di persone. Ad oggi è stata completata la profilassi venerdì 13 febbraio, la situazione è sotto controllo e al momento sembra definitivamente escluso il contagio per le persone che sono state a contatto con la ragazza. Dopo i casi di Cerreto Guidi e dello studente 17enne di Cascina (ora fuori pericolo), ecco un altro giovane colpito da meningite. La coincidenza terribile è che la ragazza ha contratto il meningococco di tipo C, lo stesso del piccolo Giovanni e lo ha contratto praticamente nel medesimo giorno in cui si è ammalato il ragazzino, soltanto poche ore prima, visto che il 13enne di Cerreto si era recato al pronto soccorso nella notte tra il 6 e il 7 febbraio.

Pura causalità. L’Asl però esclude qualsiasi tipo di correlazione tra quest’ ultimo caso, quello del piccolo Giovanni e quello dello studente di Cascina. Non serve dunque farsi prendere dal panico anche se la casistica riferita alla scorsa settimana è impressionante. Dal 2000 ad oggi infatti nell’ area della Asl 11 sono stati 20 i casi di meningite dei vari ceppi, ma dal 2006 al 2014 nessuno si era più ammalato di meningite di tipo C, mentre tra il 6 e il 7 febbraio scorso si sono registrati due casi a distanza di poche ore.
Nel gennaio del 2014 ad esempio si erano verificati 4 casi, 3 di tipo B e uno di tipo Y. L’ultimo caso analogo a quelli recenti risaliva al 2005 quando proprio una meningite di tipo C si portò via Luca Palatresi, 21enne di Cerreto Guidi. Quella delle ultime ore dunque sembra essere solo e soltanto una terribile coincidenza. Indispensabile ricordare che per questo ceppo è stato vaccinato il 90% della popolazione tra 1 e 18 anni. Il vaccino, che purtroppo non ha funzionato nel caso del piccolo Giovanni, ha una protezione garantita nel 95 % dei casi. In tutto la scorsa settimana sono state sottoposte a profilassi 130 persone nel circondario: 80 dopo il decesso a Cerreto, 50 dopo il ricovero della studentessa.

Il medico. «Il vaccino resta l’unica strategia di prevenzione. A livello nazionale i casi sono dimezzati rispetto ai 500 del 2005 quando è partita la vaccinazione». A dirlo è Paolo Filidei, direttore dell’unità operativa prevenzione malattie trasmissibili dell’Asl di Empoli che spiega in questi termini quale sia l’unico modo dunque per ridurre al minimo la possibilità di contrarre la meningite. Il periodo di incubazione della malattia è mediamente di 3 o 4 giorni, i sintomi sono molto generici ma a destare l’allarme può essere sicuramente la febbre altissima che può addirittura portare alla perdita di conoscenza. Per la meningite di tipo C, quella che si è portata via il piccolo Giovanni e che ha colpito la studentessa empolese, è stato vaccinato il 90% della popolazione tra 1 e 18 anni e la protezione è garantita nel 95% dei casi. «La comunità scientifica – aggiunge Filidei – sta valutando se introdurre un richiamo nell’ età adolescenziale, una novità che non è prevista per il 2015 ma che potrebbe comunque arrivare nei prossimi anni. Naturalmente questa è una decisione che viene presa a livello nazionale e regionale».