Lastraioli presenta “Empoli mille anni in cento pagine”

EMPOLI. Mille anni sono tanti e cento pagine sono poche, ma non per lui. Giuliano Lastraioli consegna ai posteri la sua più recente fatica letteraria, e lo fa da par suo, con un inno all'empolesità...

EMPOLI. Mille anni sono tanti e cento pagine sono poche, ma non per lui. Giuliano Lastraioli consegna ai posteri la sua più recente fatica letteraria, e lo fa da par suo, con un inno all'empolesità che egli stesso definisce nell'ultima parte, invero con la consueta modestia, "un bignamino personalizzato", in considerazione del fatto che molto di ciò che racconta degli ultimi settant'anni lo hanno visto sempre attento osservatore e spesso disincantato protagonista. In realtà le pagine, a dispetto del titolo, - Empoli mille anni in cento pagine - sono più di centotrenta, ma anche i secoli di storia cittadina, sarebbe meglio dire "paesana" se volessimo rispettare alla lettera lo scritto, presi in esame sono ben più di dieci. Ma Empoli è Empoli, paese o città che sia, maschio o femmina che sia, "quello che conta sono gli empolesi", ed è a loro che scrive Lastraioli, cercando di tratteggiarne i connotati un po' in tutte le epoche, individuandone alcune caratteristiche rimaste immutate nei tempi.

E gli empolesi più o meno illustri qui ci sono tutti, anche quelli ingiustamente dimenticati o "dannati", con pregi e difetti in bella evidenza. Navicellai, ciucai, carciofai, vetrai, insulti epocali piovuti da ogni dove e dagli empolesi considerati amabili complimenti, perché questo si sentono. Nel volume ricorre quella "grande storia" che si intreccia continuamente con la storia empolese, con i tanti episodi narrati dall'autore sempre in maniera ineccepibile; straordinaria la chicca relativa alla visita dell'avvocato Carlo Maria Buonaparte, partito dalla Corsica alla volta di Empoli con i due figlioletti fra i quali il piccolo Napoleone di nove anni, alla ricerca tramite il cugino avvocato Giuseppe Moccio Buonaparte, delle patenti di nobiltà senza le quali il futuro imperatore non sarebbe potuto entrare alla scuola militare di Brienne. Insomma, la grande storia europea ha fatto spesso tappa a Empoli, e Lastraioli lo rimarca con orgoglio. Molto si sofferma l'autore sulle vicende risorgimentali di marca empolese, ma soprattutto il suo punto di osservazione è focalizzato ancora una volta sui personaggi di quel periodo, da Vincenzo Salvagnoli a Niccolò Lami, a Cesare Capoquadri, Cosimo Ridolfi, Niccolò Vannucci.

E tanti personaggi minori, nel ritratto dei quali più che altrove si ritrova il carattere vero del popolato sottobosco dirigenziale locale. Interessante la tesi della "mutazione genetica" del proletariato empolese, avvenuta secondo l'autore negli anni di poco successivi all'Unità d'Italia. Arguto come sempre lo storico e decano degli avvocati empolesi, che procede con una narrazione piacevole, in questo caso molto politically correct ad esser sinceri, anche se non lesina talvolta giudizi taglienti quanto azzeccati. «Le confezioni empolesi - commenta l'avvocato prendendo in esame l'ascesa economica del settore dell'abbigliamento nel primo dopoguerra - sono state e sono rimaste un unicum nella storia industriale del mondo intero. Sicuramente unica è stata la mentalità di un certo tipo di imprenditore che nell'arco di mezzo secolo è nato, cresciuto, maturato e infine si è dissolto come autonoma categoria antropologica». La presentazione pubblica del volume è prevista per sabato 17 gennaio alle 10,30 sala della Misericordia, in via Cavour.