Barriere architettoniche, la sfida di Iacopo Melio: “Single perché non posso salire sul treno”

Iacopo Melio è un disabile cerretese di 26 anni che ha lanciato l’hashtag #vorreiprendereiltreno per sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema che hanno i portatori di handicap quando devono spostarsi con i mezzi pubblici

FIRENZE. «Io, la Carrozza, i vagoni e l'amore. Sono single per colpa degli autobus: politici, aiutatemi!! #vorreiprendereiltreno». Comincia così il post che Iacopo Melio, studente disabile di 24 anni, di Lazzeretto (Cerreto Guidi), ha postato sul suo blog il 27 giugno. All’interno Jacopo ha inserito un breve scambio di tweet con Maria Chiara Carrozza.

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L’argomento? Le barriere architettoniche e le sfide che ogni giorno Jacopo deve affrontare per potersi muovere utilizzando i mezzi pubblici. Sapete cosa significa dover chiamare ogni santa volta una stazione ferroviaria per sapere se, a una cert’ora, il treno sarà attrezzato con una pedana? Oppure dover aspettare una, due, tre fermate in più sperando che il bus successivo sia finalmente quello agibile. Sono queste alcune delle domande che il giovane rivolge ai “cari politici”. Il suo post, spinto dalla forza dell’ hashtag #vorreiprendereiltreno è stato twittato e ritwittato centinaia di volte. Alcuni si sono fatti un selfie tenendo in mano un cartello che riporta l’hashtag-slogan di Iacopo.

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Lungo il post pubblicato sul suo blog Iacopo cita anche una frase della canzone di Fabrizio De Andrè Hotel Supramonte: «Grazie a Te ho una barca da scrivere, ho un treno da perdere” e poi commenta : “Non diceva “libro” o “mazzo di fiori”: diceva barca e treno!!». E poi continua: «E allora… Non vi chiedo di cambiare le cose perché un cittadino deve poter andare dove vanno tutti gli altri. Non ve lo chiedo perché siamo tutti uguali; perché la libertà dovrebbe essere un diritto sacro-santo. Non vi chiedo di rendere treni, pullman, taxi, aerei, traghetti e dischi volanti agibili perché è la cosa più civile e naturale che si possa pensare in un Paese Democratico. Né tantomeno perché sarebbe il caso, d’ora in avanti, di spendere quei pochi soldi rimasti in maniera intelligente». Questa è la semplicissima richiesta di un ragazzo disabile di 24 anni.

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