Cacciato dal circolo Arci, l’accusa di Testai a Bertini

Il segretario del Pd contro l’iniziativa del candidato sindaco di centrodestra: «Tu qui? Una provocazione». La replica: «Mi ha chiamato fascista. Lo querelo»

FUCECCHIO. Il candidato del centrodestra chiede di utilizzare i locali del circolo Arci Le Botteghe per un incontro con la cittadinanza in vista delle elezioni amministrative del 25 maggio. Il presidente dà l’ok. Vengono stampati e affissi i volantini dell’evento. Ma quando l’aspirante sindaco Simone Testai (che peraltro è anche presidente del circolo Arci di Torre) e altri esponenti delle sue liste varcano la soglia del circolo, trovano ad attenderli un gruppetto di soci che proprio non vedono di buon occhio l’iniziativa. E tra questi c’è il segretario dell’Unione comunale fucecchiese del Partito democratico, Leonardo Bertini, che è anche socio del circolo. Nasce un battibecco, volano parole grosse. Alla fine l’incontro salta, ma l’episodio finisce per riaccendere una polemica che va avanti da settimane nell’Empolese Valdelsa.

Ognuno, ovviamente, ha la sua versione. Ma ci sono una serie di aspetti che difficilmente potranno essere smentiti: l’incontro era in programma ed era stato autorizzato, Bertini si è opposto all’iniziativa (sostenendo - come lui stesso ha confermato - che si trattava di una “provocazione”) e alla fine l’incontro non c’è stato.

La questione è delicata. Tutto è nato un mese fa, quando la presidente dell’Arci dell’Empolese Valdelsa, Chiara Salvadori, con la campagna elettorale che stava entrando nel vivo, ha spiegato la posizione dell’associazione, dando ai circoli l’indicazione (ma non l’obbligo) di ospitare solo le liste di sinistra o centrosinistra, puntualizzando che «chi sceglie diversamente si assume la responsabilità di andare contro gli ideali di quanti hanno costruito e alimentato queste realtà». E tra le case del popolo c’è chi ha spalancato le porte a tutti e chi invece ha fatto selezione. Tutto legittimo.

Però stavolta c’è qualcosa di diverso: «Avevamo chiesto l’autorizzazione – racconta Testai – tramite Pietro Sollazzi, promotore della lista civica “Cambiare Fucecchio”, al presidente del circolo, Carlo Baldacci». Dunque, c’era stato l’ok allo svolgimento della serata: «Al nostro ingresso al circolo, siamo stati veementemente aggrediti da Bertini e da un gruppo di frequentatori dell’Arci. Il segretario del Pd ci ha intimato di uscire, in quanto persone non accette perché di diverso pensiero politico: mi ha anche insultato più volte chiamandomi “fascista”. Io sono un socialista cresciuto in una famiglia di socialisti, i miei nonni erano antifascisti. E sono anche presidente di un circolo Arci di Torre», la frazione dove Simone vive: «Ottocento anime, dove tutti si conoscono. C’è un circolo dove non viene fatta la somministrazione di bevande, ma è esclusivamente un luogo di ritrovo. Quando mi hanno chiesto di fare il presidente, sono stato io ad avanzare qualche perplessità, sottolineando che sono un esponente del centrodestra. E mi è stato detto “cosa vuoi che sia, sei un socialista”».

Ma non è così dappertutto: «Il comportamento di Bertini è gravissimo: ci priva della libertà di espressione da loro tanto sbandierata». Non solo: «Sono trascorsi tre giorni e non mi ha ancora chiesto scusa. Come invece ha fatto il candidato sindaco del Pd, Alessio Spinelli. Anche per questo motivo sto valutando l’opportunità di tutelarmi in sede legale nei confronti di Bertini. Dell'accaduto informerò inoltre il segretario del Pd nazionale, Matteo Renzi, del quale a livello comunale Bertini è tra i più accaniti sostenitori».

La replica di Leonardo Bertini non si fa attendere. Il 23enne firma curiosamente il comunicato in qualità di “socio del circolo Arci Le Botteghe”, cercando di sganciare il Pd dall’episodio: «Nessuno del mio partito, e tanto meno la segreteria, era a conoscenza della mia posizione in quella serata. Poi fornisce la sua ricostruzione: «Mentre mi trovavo in compagnia di altri frequentatori del circolo, non sapendo nulla della riunione, sono rimasto stupito quando ho visto entrare Pietro Sollazzi ed un'altra persona, militante Udc, con l'intenzione di presiedere una riunione in uno dei locali della struttura. Mi sono avvicinato a Sollazzi e con molta tranquillità ho esposto il mio punto di vista sulla questione: sarebbe stato un grave errore da parte di una forza di destra tenere una riunione di presentazione del programma all'interno di un circolo Arci, oltre che una provocazione politica nei confronti di chi frequenta abitualmente la struttura». Bertini rimarca che «l'Arci è un'organizzazione apartitica, ma non apolitica, e pertanto un suo circolo non può essere considerato un locale come tutti gli altri: la storia parla chiaro. La riunione avrebbe potuto svolgersi in un altro luogo della frazione senza problemi, ma il principio per cui ho deciso di commentare la scelta di Testai, Sollazzi e gli altri è puramente politico e non ha alcuna connessione col mio ruolo di segretario Pd». «All'entrata di Testai - prosegue Bertini – ho ripetuto la mia opinione, ma non ho offeso alcuno e tantomeno espulso persone dalla struttura. Prima di ritirarmi in altre stanze rispetto a quella della riunione, ho invitato Testai e gli altri a tenere l'incontro, poichè ormai la concessione del luogo c'era stata». Secondo Bertini «l'errore è procedurale: i soci del circolo non erano stati avvisati della decisione presa dal presidente Baldacci di concedere la sala ad esponenti del centrodestra fucecchiese: per questo ho chiesto che venga indetto a breve un consiglio di circolo e presa una decisione per il futuro, al fine di non far ripetere questi spiacevoli eventi.Rivendico la mia natura fortemente democratica ed aperta al confronto, ma allo stesso tempo anche i valori e i principi politici che porto avanti militando nel centrosinistra italiano: lungi da me pertanto oltraggiare o offendere gli altri per una posizione politica diversa, credo fortemente che il confronto costruttivo sia un pilastro della Democrazia, che difendo come valore supremo. Forse il problema è proprio qua, quell’incontro non aveva l'intenzione di essere costruttivo, bensì origine di frizioni inutili».