Un tesoro dietro la tela Spunta l’affresco del 1500

La straordinaria scoperta nella chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani Raffigura la deposizione del Cristo, ora ci saranno nuovi studi su tutta la Cappella

EMPOLI. La scoperta è di quelle che lasciano il segno, anche se per adesso l’autore rimane ignoto.

Stiamo parlando di un affresco, collocato sull’altare dell’oratorio della compagnia della Croce o della veste nera all’interno della chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani. «Tutto è cominciato un paio di mesi fa – ha esordito la dottoressa Cristina Gnoni Mavarelli, funzionaria responsabile di zona della Soprintendenza ai beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici per le Province di Firenze, Pistoia e Prato – quando abbiamo deciso di finanziare direttamente il restauro della grande tela risalente al 1690 raffigurante la Deposizione del Cristo dalla Croce collocata sull’altare dell’oratorio. Il quadro rientrava fra le priorità segnalate al Ministero per un restauro, ed ha una storia interessante».

Ma facciamo un passo indietro. L’altare maggiore dell’oratorio fu ornato nel 1608 da un quadro raffigurante la Deposizione dipinto da Ludovico Cardi detto il Cigoli, ma dopo alcuni decenni la straordinaria pittura entrò nelle grazie del gran principe Ferdinando de’ Medici, che la volle nelle sue collezioni, commissionando nel contempo una pala di analogo soggetto ad Anton Domenico Gabbiani, appunto la Deposizione oggetto del recente restauro, destinata a sostituire l’opera del Cigoli a Empoli. I frati agostiniani non accettarono facilmente l’ingerenza del principe e furono convinti a suon di scudi e di qualche minaccia, ma alla fine dovettero cedere. Infatti, il quadro del Cigoli entrò nelle collezioni medicee e si trova oggi a Palazzo Pitti nella Galleria Palatina.

Ebbene, con grande sorpresa, nel momento in cui è stata rimossa la tela per avviare il restauro, è comparso alle sue spalle sull’altare un affresco, in discrete condizioni di conservazione, raffigurante anch’esso la Deposizione del Cristo dalla Croce. Si tratta probabilmente della prima immagine realizzata per l’altare, e risale alla seconda metà del Cinquecento. L’affresco presenta un’iconografia con evidenti influenze nordiche. Sono raffigurati nell’affresco, oltre al Cristo straziato dalla flagellazione, Giovanni l’apostolo prediletto, Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea. In primo piano la Vergine sorretta da una delle tre marie; e il grande sudario.

Alcuni indizi sull’attribuzione li fornisce lo storico dell’arte Walfredo Siemoni, incaricato dalla Misericordia di sovrintendere alla gestione del complesso agostiniano. «Le asprezze disegnative dei contorni che contraddistinguono questa pittura – ha affermato - contribuiscono a farla collocare fra la fine del manierismo e l’inizio dell’età della Controriforma. L’affresco è databile fra il 1564 e il 1575. Ricordiamo che nel 1602 la compagnia venne aggregata alla compagnia romana di San Giovanni decollato, e sull’altare maggiore di tale compagnia Jacopino Del Conte dipinse una Deposizione con qualche affinità rispetto a questa».

Nella presentazione è intervenuto anche il proposto don Guido Engels, che ha sottolineato i forti riferimenti al vangelo di Giovanni presenti nella pittura, ancora tutta da studiare. L’auspicio è che possano essere effettuati dei saggi sulle pareti laterali, per capire se la cappella fosse interamente affrescata, circostanza a questo punto plausibile e confermata dalla stessa soprintendenza.

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