I “magnifici otto” batterono Castruccio e salvarono il castello

Malvolti: «Ecco i fucecchiesi che s’opposero al lucchese entrato nella notte con l’esercito grazie ad alcuni traditori»

FUCECCHIO. Perché una strada nella parte nobile della città si chiama via Castruccio, se era un condottiero lucchese, nemico di Fucecchio? Infatti, Castruccio Castracani entrò nel castello con il tradimento, ma ne fu ricacciato dopo che con un colpo di roncola un fucecchiese gli aveva mozzato un orecchio. E c'era anche una torre, di cui ora rimane il rudere della base (sulla strada che scende alla Ferruzza), detta a sua volta Torre di Castruccio, minata dai tedeschi in ritirata durante la seconda guerra mondiale.

«Una risposta all'interrogativo non c'è - risponde Alberto Malvolti, storico e presidente della Fondazione Montanelli - di sicuro fino agli anni Trenta nel Novecento quella era via Sant'Andrea. È ipotizzabile che a cambiare denominazione sia stato l'avvocato Egisto Lotti, che ammirava il condottiero. Dopodiché anche la torre diventò "di Castruccio"».

Forse Lotti lo fece per perpetuare lo smacco storico, per non essere riuscito Castruccio a prendere Fucecchio nemmeno con l'inganno? «Fucecchio era un castello strategico, prima di Castruccio ci aveva provato invano il ghibellino Uguccione della Faggiola, sempre con il tradimento, aiutato dall'interno da fucecchiesi ghibellini, poi messi al bando o a morte». Lotti nell'ottobre 1936 pubblicò il libro "Medioevo in un castello fiorentino", la bibbia di Fucecchio. Ecco, da quel volume, una documentazione sulle "prodezze" di Castruccio Castracani. Nel 1320, il tremendo condottiero arriva sulla Gusciana, prende Cappiano e Montefalcone. Piomba così nel Valdarno Inferiore e devasta i distretti di Santa Croce e Castelfranco, e poi Cerreto, Vinci ed Empoli. Invade la Valdelsa e mette tutto a sacco. Assedia Santa Maria a Monte e la prende per tradimento in pochi giorni. Nessuno gli si è mosso contro, Firenze è disperata. Cosicché rientra a Lucca e lo festeggiano, ma lui vuole il castello di Fucecchio, inespugnabile. Nella notte del 19 novembre 1323, una gran tempesta si è scatenata sul Valdarno. Non è una notte da combattimento. Ma Castruccio invece conta sulla sorpresa, e nottetempo arriva a Fucecchio. Fa un segnale da tempo concordato. Risponde un altro segnale, s'apre una porticina in Porta al Noce (l'attuale via Franco Bracci). Le truppe lucchesi entrano, e quando tutti gli armigeri sono entrati, si scatena l'inferno. Ma i fucecchiesi, pur assonnati, si precipitano alle armi, e chi non ne ha afferra una vanga, una zappa, un forcone. Il corpo a corpo non conosce tregua, è cruento. I terrazzani scendono in strada e in piazza, ma i soldati lucchesi puntano alla Rocca. Se Castruccio prende quella, Fucecchio è perduto e verrà raso al suolo. Ma la Rocca resiste.

Alberto Malvolti segnala un episodio determinante per l'esito della battaglia. «Otto fucecchiesi si rinchiusero nella rocca. Da dove facevano miracoli con le balestre e la quadrella, determinati a resistere a tutti i costi, perché se Castruccio la avesse preso, avrebbe vinto. E sulla parte più in alto accesero dei fuochi, i paesi vicini li videro e si mobilitarono in aiuto"»

La mischia è tremenda, il sangue scorre a fiotti, ma ecco che i lucchesi retrocedono. E i rinforzi per Fucecchio arrivano. Castruccio si toglie l'elmo e si butta nella mischia, ha mandato la notizia della presa del castello a Lucca, non vuol mollare. Ma i fucecchiesi sono inferociti cercano Castruccio. E un animoso gli vibra un colpo di roncola, che lo colpisce a un orecchio, e gl'insanguina la faccia. È la fine, e se non scappava è anche la fine anche della sua vita. Conclude, Alberto Malvolti: «Sono orgoglioso di essere riuscito, con una ricerca d'archivio, a trovare i nomi degli otto eroici fucecchiesi che salvarono il loro castello, e anche la libertà di Firenze: Lemmo di Giano, Biondo di Giero, Chino di Gano, Cecco di Barone, Lorenzo detto Carpaterra, Cambio da Casore, Barone di Meuccio, Riccomanno di Puccio. E una delibera del Consiglio del Comune di Fucecchio del 3 gennaio 1324, attesta che “a ciascuno di essi fino in numero di otto siano dati 40 soldi”. Questa la motivazione: "Rimasero nella Rocca e vi stettero durante la battaglia a difesa della terra di Fucecchio quando la gente di Castruccio entrò nel castello di Fucecchio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA