Il medico che rivoluzionò le protesi

Le scoperte di Vanghetti utili dalla prima guerra mondiale

EMPOLI. Giuliano Vanghetti, di famiglia empolese, nacque a Greve in Chianti, dove il padre Dario si era trasferito per fare il pretore, l’8 ottobre 1861. Dopo il conseguimento della maturità, s’iscrisse all'Università di Bologna, dove si laureò in medicina nel 1890. Cominciò, quindi, lo studio delle protesi cosiddette cinematiche, sperimentando i primi rudimentali prototipi sugli animali. Nell'aprile 1898, pubblicò “Amputazioni, Disarticolazioni e Protesi”, opera in cui illustrava i suoi metodi. Due anni più tardi, riuscì a entrare in contatto con il professor Antonio Ceci, direttore della clinica chirurgica di Pisa. L’incontro fu decisivo. Ceci utilizzò la protesi realizzata dall’ortopedico pisano Giuseppe Redini, applicando il metodo inventato da Vanghetti. L'operazione e il paziente furono presentati nel 1905 a Pisa, al XVIII congresso italiano di chirurgia. Nel 1906, pubblicò il saggio “Plastica e protesi cinematiche”, ma fu la prima guerra mondiale a far tornare utili le teorie e soprattutto le sperimentazioni protesiche del Vanghetti.

Migliaia di mutilati attendevano nuova vita dalle protesi, e per l’ortopedico il banco di prova fu straordinario. Durante la guerra Vanghetti, con il grado di maggiore della Croce Rossa, fu incaricato di organizzare e dirigere un Centro per mutilati. La Società Ortopedica Italiana lo accolse come socio onorario in occasione del congresso nazionale del 1918, tenutosi a Milano sotto la direzione di Riccardo Galeazzi e con tema "Sull'amputazione cinematica. Patologia e cura dei monconi d'amputazione". Fu la consacrazione. Morì a Empoli il 4 maggio del 1940.

Paolo Santini