Contenuto riservato agli abbonati

Padre Giovanni continua a fare del bene anche da morto

Subito dopo la partenza del carro funebre da Sovigliana un donatore anonimo ha lasciato una busta con una cospicua somma per le attività dell'associazione Porte Aperte da lui voluta

VINCI. Lo hanno così amato da volerlo salutare nella loro chiesa, vicino a Empoli, prima che partisse per il suo ultimo viaggio verso il paese d’origine, Bracigliano in Campania, dove è stato sepolto. Ma, come hanno detto i suoi fedeli, «ci aveva appena salutati che subito si è messo a lavorare per noi dal cielo». Infatti martedì il carro funebre di padre Giovanni Grimaldi, scolopio e parroco della chiesa di San Bartolomeo a Sovigliana (Vinci) fino al 2010 e per 25 anni, era appena partito che a suo nome c’è stata una donazione cospicua e anonima per una delle attività portate avanti dalla parrocchia.
Attività numerose al quale il sacerdote aveva dato il via prima di lasciare la frazione di Vinci per continuare la sua missione in altri luoghi. Tra l’altro, proprio in queste ore, è stato aggiunto anche un altro tassello alle opere di carità di questa realtà.
Sarà un caso o il caso non esiste? Il dibattito è aperto e potrebbe portare ad approdi opposti, tra fede e agnosticismo. Ma la verità che non tentenna è che padre Giovanni, anche a 95 anni suonati, godeva sempre di un carisma speciale a Sovigliana ed Empoli. Tra credenti e non. Tanto che anche l’ex sindaco di Vinci e ora senatore del Pd Dario Parrini gli ha dedicato un epitaffio non formale. Mosso da affetto e ammirazione per quello che questo religioso aveva costruito per la sua comunità. «Una vita lunga e operosa. Un sacerdote speciale – ha detto il senatore – A Sovigliana ha dato tanto a tanti: amicizia, generosità, vicinanza materiale e spirituale, arguzia e ironia, qualche sano rimbrotto quando serviva. Me lo ricordo come un vulcano di idee e di iniziative anche per la valorizzazione della socialità giovanile. Le sue riflessioni sui fatti di attualità erano sempre profonde e mai banali». Sapendo leggere, per esempio, i problemi dei giovani in netto anticipo rispetto ai tempi. Più di 15 anni fa, nelle sue omelie delle domenica, parlava già di bullismo. Oppure non risparmiava critiche quando i figli non venivano educati all’autonomia, “compromessi nella crescita da atteggiamenti troppo morbosi e possessivi”.

Padre Giovanni, così come lo hanno ricordato, c’era sempre dove c’era bisogno. L’asilo da aprire, la chiesa antica da restaurare. E il sostegno a chi aveva bisogno. E proprio da qui è partita una onlus, “Porte aperte”. «Mi sono mossa grazie alla sua spinta – spiega la presidente Grazia Becarelli – dopo aver perso la mia azienda di pelletteria, padre Giovanni mi ha aiutato e allora ho deciso di dedicarmi agli altri, a chi, come è accaduto a me, non ha nulla». «L’associazione – va avanti la presidente – è partita nel 2010 con eventi realizzati in strada. Poi con una bottega solidale dove si raccoglie quello che altri buttano per donarlo a chi ha bisogno. Siamo andati avanti con un laboratorio dove con materiali di scarto e con le mani di quelli che vengono considerati scarti vengono prodotti oggetti d’arredo, piccoli mobili e oggetti da regalo». Da poco “Porte aperte” ha messo in piedi anche una casa d’accoglienza, la “Casa di Valle”, dove vivono sette persone, madri sole con bambini e immigrati.
Per questa esperienza il donatore anonimo ha messo in una busta una somma importante, pari a uno stipendio di molte persone dicono dall’associazione non volendo specificare la cifra, e l’ha lasciata dentro la saracinesca della bottega solidale quando il carro funebre dell’ex parroco stava partendo da Sovigliana. Sulla busta c’era scritto “in memoria di padre Giovanni”. E dentro un biglietto toccante. Ecco un estratto: «Ho ammirato il suo modo di fare con la gente – si legge riferendosi al sacerdote – il suo saper comprendere le debolezze senza condannarle, con il suo modo solo superficialmente burbero che sfociava sempre in un sorriso con le ciglia aggrottate. Come quelle del buon babbo che ti riprende perché ti vuole bene».
E conclude: «Solo una persona come lui poteva mettere come caposaldo dell’associazione “Porte aperte” il motto “Il bene si fa in silenzio, tutto il resto è palcoscenico”. In queste parole c’è tutta l’essenza del dare aiuto donandoci agli altri senza cercare propri tornaconti». Ecco perché padre Giovannirimarrà nel cuore di una grande comunità. Per sempre.