Duemila dipendenti in attesa di sussidi. «Così l’artigianato rischia di morire»

La delegazione di lavoratori della provincia di Firenze (compresi quelli dell’Empolese) insieme ai sindacalisti al sit idavanti alla prefettura

Una delegazione guidata dai sindacati ha manifestato a Firenze. Un’addetta: «Nel 2021 non ho ancora visto un euro»

EMPOLI. C’è chi dall’inizio dell’emergenza Covid-19 nel marzo 2020 non ha lavorato un giorno e si ritrova ad attendere tutti i sussidi dell’anno corrente. Sono i dipendenti delle aziende artigiane e nell’Empolese Valdelsa, secondo le stime della Cgil, ci sono almeno duemila addetti, ma la cifra è sicuramente sottostimata. In particolare si tratta di piccole aziende conto terzi, in primis nei settori moda e meccanica, molte delle quali sono rimaste ferme per moltissimi mesi.

Tale contesto ha portato anche una delegazione da Empoli ieri ad andare a Firenze per il presidio di fronte alla prefettura indetto dalla Cgil e dalla Cisl. Oltre ad alcuni lavoratori della zona, era presente anche il sindacalista della Filctem Cgil Sergio Luschi che sta seguendo questa situazione da vicino. I soldi attesi dovrebbero arrivare dal fondo nazionale Fsba, il quale accredita i lavoratori attraverso le aziende che hanno provveduto a rendicontare le richieste di sostegno.

«Il meccanismo di accesso è farraginoso – spiega Luschi – in quanto le somme stanziate vengono prima accreditate alle aziende artigiane, le quali poi le versano ai lavoratori. Non arrivano loro direttamente come avviene per esempio con la cassa integrazione. A febbraio alcuni lavoratori hanno ottenuto il saldo del 2020 e poi più niente. Per questo siamo andati a incontrare il prefetto per tenere viva una situazione drammatica e difficilmente gestibile».

Al presidio di ieri mattina erano presenti circa cento persone e una delegazione è stata ricevuta da Alessandra Guidi nel suo ufficio a Palazzo Medici Riccardi. Tra le persone che da Empoli sono andate a Firenze c'era anche Cinzia Paolini, 46 anni di Ponte a Elsa, operaia in una ditta artigianale di Montespertoli. «Ci lavoro da 22 anni – racconta – siamo cinque addetti e l’azienda si occupa di articoli da regalo in resina con inglobati elementi naturali. Sono oggetti fatti a mano, destinati all’export e ai negozi di souvenir. Con il turismo bloccato è successo che una ditta sanissima si sia ritrovata in un anno a dover chiedere finanziamenti. Da marzo 2020 ho riscosso gli indennizzi ogni tre mesi e mezzo e del 2021 ancora devo ricevere tutte le mensilità, sebbene si dica che almeno quelle del primo trimestre siano in arrivo».

Cinzia ha un marito che lavora e due figli adolescenti a cui deve tenere di conto: «Ho un mutuo da pagare ai ragazzi non voglio far mancare niente – continua nel suo racconto – io pago tutte le bollette grazie anche ai risparmi che avevo messo da parte, mi sento presa in giro e vorrei essere rispettata. Il mio settore è stato l’ultimo della gerarchia, mi dispiace perché nella nostra azienda facevamo prodotti belli realizzati ad arte: la nostra impresa rappresenta la gran parte delle realtà imprenditoriali tradizionali della toscana. Adesso ci troviamo a dover combattere per avere 800 euro al mese e si stanno creando frizioni in posti di lavoro dove prima tutto andava alla perfezione».

Nei mesi passati Cinzia Paolini aveva tentato anche di bussare ai piani alti per avere lumi sulla situazione: «Gli istituti di riferimento Ssda ed Ebret mi hanno almeno fornito una risposta di dignità – conclude – avevo scritto anche al ministro del Lavoro Andrea Orlando e alla presidenza della Regione. Eugenio Giani in verità mi ha risposto a febbraio, dicendomi però che il suo ente non aveva purtroppo competenza. Sono demoralizzata, se si pensa solo alla grande industria l’artigianato sparirà».