Cambiano i parametri del governo. La Toscana (per ora) resta gialla. Rischio zona rossa per Emilia e Veneto

Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte

La zona rossa scatterà automaticamente in quelle regioni dove l'incidenza settimanale è di 250 casi Covid ogni 100mila abitanti

ROMA. La zona rossa scatterà automaticamente in quelle regioni dove l'incidenza settimanale è di 250 casi Covid ogni 100mila abitanti, con il Veneto e l'Emilia Romagna che potrebbero essere in questa fascia già alla fine della prossima settimana. Con ancora 20mila positivi e quasi 500 morti al giorno il governo lavora ad una nuova stretta puntando a modificare i parametri che fanno scattare le misure restrittive in Italia, nel tentativo di frenare la risalita del virus.
 
Dopo aver rivisto la soglia dell'indice Rt, abbassandola ad 1 per entrare in zona arancione (era a 1,25) e a 1,25 anziché ad 1,50 per passare alla zona rossa, l'esecutivo punta ad inserire la nuova modifica nel Dpcm che entrerà in vigore dal 16 gennaio.
 
La proposta è stata avanzata dall'Istituto superiore di Sanità e condivisa dal Comitato tecnico scientifico: se l'incidenza settimanale dei casi supera i 250 casi ogni centomila abitanti, la Regione è automaticamente in zona rossa.
 
L'incidenza è un parametro fondamentale secondo gli esperti e la soglia ottimale è 50 casi ogni 100mila abitanti poiché è l'unica che garantisce "il completo ripristino sull'intero territorio nazionale" del contact tracing. Con i dati attuali, il Veneto sarebbe dunque rosso, visto che ha un'incidenza di 453,31 casi, mentre l'Emilia Romagna, con 242,44 casi, rimarrebbe di poco fuori. Ma si tratta di dati relativi alla settimana dal 28 dicembre al 3 gennaio che, secondo le stime degli esperti, andranno in peggioramento nel prossimo monitoraggio.
 
Della modifica e del nuovo Dpcm si parlerà lunedì nella riunione tra governo e Regioni convocata dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia. E già si annunciano fibrillazioni nonostante il ministro abbia fatto sapere che il governo garantirà i ristori a tutte le attività che a causa delle restrizioni resteranno chiuse. I governatori non nascondono la loro perplessità alle modifiche: l'automatismo, è il ragionamento, potrebbe finire per penalizzare le regioni più virtuose, quelle che fanno il maggior numero di tamponi. Si arriverà ad un compromesso, ma la volontà ormai certa del governo è di stringere ulteriormente le maglie. Anche e soprattutto per evitare che un'impennata dei casi vada a compromettere la campagna di vaccinazioni.
 
Nel provvedimento in vigore dal 16 verrà quindi confermato il divieto di spostamento tra le regioni, comprese quelle in zona gialla, verrà ribadito il coprifuoco alle 22 e non è escluso ci sia anche la proroga dello stato d'emergenza, che scade il 31 dicembre.
 
Non dovrebbero inoltre cambiare le regole per bar e ristoranti, che dunque potranno potranno rimanere aperti solo in zona gialla e solo fino alle 18, e la norma che prevede la possibilità una sola volta al giorno e per un massimo di due persone (oltre ai minori di 14 anni) di andare a trovare amici o parenti. Nel Dpcm, oltre alla scuola, entrerà molto probabilmente anche la proroga della chiusura degli impianti da sci, che al momento dovrebbero riaprire il 18 gennaio.
 
Più volte nei giorni scorsi Boccia ha ribadito che potranno riaprire solo quando si sarà tornati alla normalità: "prima si mettono in sicurezza sanitaria le comunità, prima si fanno tornare a scuola in presenza tutti gli studenti delle scuole superiori e poi si potrà tornare a parlare di impianti da sci". Ma l'obiettivo del governo è anche quello di dare un segnale di speranza: per questo nel Dpcm dovrebbe essere introdotta una nuova zona 'bianca' nella quale sarebbero aperte tutte le attività, scuole comprese. Il criterio ipotizzato per accedervi, al momento, sarebbe l'Rt sotto 0,5: una soglia che però ad oggi è ben lontana dall'essere raggiunta dalle regioni.