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«Il nostro piccolo rifiutato a Cecina accolto all’ospedale Bambino Gesù»

L’esterno dell’ospedale di Cecina

Il racconto dei nonni e della mamma di un minore disabile. La famiglia è stata costretta a fuggire dalla guerra in Ucraina

CECINA. «I bambini non si rifiutano mai, specialmente in un ospedale. Non importa se mio nipote è straniero, ha 4 anni e mezzo, è autistico e ha bisogno di cure». Non si dà pace, dopo quello che è successo, il nonno di un bimbo fuggito dall’Ucraina insieme alla madre. La donna e il figlio sono rimasti per circa un mese in Polonia, prima di poter raggiungere i nonni a Donoratico. Il minore aveva bisogno di fare alcune analisi del sangue per tenere sotto controllo alcuni valori. I nonni hanno cercato di prendere contatto con l’ospedale di Cecina ma si sono scontrati contro il muro della burocrazia. Fino a quando, come hanno raccontato alcuni giorni fa quando si sono rivolti anche alla polizia, sono stati consigliati di rivolgersi a una struttura privata. Così hanno fatto, spendendo circa 252 euro anche se non vivono in condizioni economiche agiate. «Per un bambino si fa qualsiasi cosa. Vederlo rifiutare in nome di una fantomatica burocrazia è stato per noi molto difficile da accettare. Un medico prima visita un minore, poi mette in regola la documentazione. A Cecina invece non ne hanno voluto sapere, al di là di quello che hanno spiegato al giornale quando abbiamo segnalato il caso». Dopo avere fatto le analisi privatamente, poiché il bambino non stava bene, la madre e i nonni non si sono dati per vinti. «Siamo andati a Roma all’ospedale pediatrico Bambino Gesù – raccontano i nonni e la madre, mostrando la documentazione sanitaria del bambino – Prima abbiamo telefonato, spiegato la situazione e poi siamo andati. Quando siamo arrivati all’ospedale c’erano un pediatra e uno psicologo pronti ad accogliere il nostro piccolo. Questa è la vera accoglienza. Altrimenti siamo di fronte solo a tante inutili parole».

I pediatri dell’ospedale della capitale hanno preso in carico il bambino, arrivato in condizioni di forte stress, vuoi per il lungo viaggio, vuoi per il nuovo contesto in cui si è trovato.


«Siamo rimasti alcuni giorni a Roma – aggiunge il nonno – ora è stato dimesso, ha una sua terapia ed è più sereno, vorrei ancora un volta segnalare la nostra storia. Respingere un bambino non è accettabile».

L’Asl dopo la denuncia di questa famiglia aveva spiegato che probabilmente c’era stato un difetto di comunicazione. Ma nei giorni successivi, stando al racconto del nonno, niente è cambiato.

L’azienda sanitaria ha indicato un percorso, senza alcuna scorciatoia, così hanno spiegato.

«Eppure noi a Roma siamo stati accolti, al bambino e alla mamma è stata consegnata una tessera sanitaria che vale per sei mesi. E ha avuto tutta l’assistenza necessaria. Quell’assistenza che all’ospedale di Cecina non ha trovato».

Intanto, dopo questa esperienza e viste le condizioni di salute del piccolo, la madre ha deciso di ritornare in Ucraina dove ha il marito e una serie di punti di riferimento, nonostante le difficoltà della guerra. Il 18 maggio lascerà l’Italia.

La protesta di questa famiglia è dunque caduta nel vuoto almeno per quello che riguarda i servizi del territorio di Cecina e dei paesi vicini.

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