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Aumenta anche il prezzo del pane: viaggio tra i panettieri cecinesi

In alto a sinistra Laura Biancani (Verani e Falchi), Michela D’Antilio (Il Centro), Ilaria Cavallini (Acqua e Farina), in basso a sinistra Erica Masi al lavoro (Fotoservizio di Michele Falorni), Tosca Franchi (Sapori di Toscana)

30 o 40 centesimi in più al chilo. «I rincari delle materie prime e delle bollette salasso per noi produttori»

CECINA. Con un rincaro medio di 30/40 centesimi al chilo, il pane di Cecina continua a risentire dell’impennata dei costi dell’energia e delle materie prime. L’aumento dei costi dell’energia che sta investendo l’Italia non risparmia neanche i beni di prima necessità. Tra i prodotti immancabili sulle nostre tavole ci sono pane e prodotti da forno, da mesi ormai costretti a sensibili rincari a causa dell’incremento nel prezzo delle materie prime. La farina ha infatti subito un’impennata senza precedenti, ma con lei sono lievitati i costi di tutti i componenti base della panificazione, compresi l’acqua e l’energia elettrica necessaria per forni e negozi.

A Cecina c’è chi ha resistito ai primi aumenti, come il panificio Il Centro di via Fucini, che ha però in previsione, come dice Michela D’Antilio, di ritoccare le tariffe in maniera similare a quella dei colleghi del paese. Tutti gli operatori intervistati hanno comunque confermato all’unisono l’evidente impatto negativo dei rialzi sull’attività commerciale legata al pane, esprimendo preoccupazione per le ripercussioni finanziarie, specialmente nel caso delle realtà più piccole. Se per i consumatori la batosta è stata dura da mandar giù, lo stesso si può dire dei fornai cecinesi, che si mostrano molto scoraggiati dal rincaro inevitabile da applicare ai propri prodotti.

Al panificio Verani e Falchi di corso Matteotti, Erica Masi e Laura Biancani sono sgomente per il nuovo prezzo della farina: «È andata alle stelle - dicono –, in trent’anni non c’è mai stato un aumento di questo genere. La modifica dei prezzi è stata inevitabile, altrimenti non ci rientriamo con i costi. Abbiamo cercato di rimanere sull’essenziale, facendo variare schiacciata e pizza di massimo 10 centesimi, ma col pane siamo state costrette a salire di almeno 40 centesimi».

In media, il pane di Cecina aumenterà tra i 30 e i 40 centesimi al chilo, ma i consumi dovrebbero rimanere pressoché invariati, con un leggero calo fisiologico tipico dei mesi invernali. Chi è riuscito a limitare i rincari lo ha fatto pensando ai clienti fissi, come ci spiega Ilaria Cavallini del panificio Acqua e Farina di viale Italia: «I dolci sono rimasti invariati, ma il pane è dovuto aumentare - afferma –. Sono cambiati i prezzi di tutte le materie prime, farina, olio, burro, acqua. Ci sarà chi non farà caso ai 30 centesimi in più al chilo per il pane, ma per altri potrebbe essere un problema. Ogni giornata è diversa dalle altre, quindi è difficile fare previsioni su come gli aumenti influiranno sulle vendite».

Come spesso accade, le difficoltà più pressanti andranno a investire le piccole attività a gestione familiare, già provate duramente da due anni di pandemia, con conseguenti periodi di chiusura e calo degli incassi. Per chi utilizza materie prime particolari e di qualità superiore, il colpo di coda sarà anche più palese, andando ad acuire il già ampio divario economico tra bottega di quartiere e grande distribuzione. Parla con una comprensibile amarezza Tosca Franchi del forno Sapori di Toscana in via Diaz: «Ormai sono più di tre mesi che è aumentato tutto. C’è chi non lavora e chi ha spese fisse come noi che siamo in affitto. Lavoriamo per i nostri clienti che ormai ci sostengono da oltre quindici anni, ma la crisi del ceto medio è evidente. Si tende ad andare al supermercato per tutto, ma le piccole attività ne soffrono, come le famiglie che le gestiscono. La situazione è pesante per molti motivi, come per scuole e trasporti. Sappiamo che anche chi acquista è in difficoltà e, quando possiamo, siamo i primi a sostenere i nostri compaesani, a costo di rimetterci. Lavoriamo col cuore perché siamo una comunità».

Il sentimento comune tra i fornai di Cecina è quindi soprattutto di rammarico per la necessaria impennata dei prezzi che si riverserà su una clientela affezionata e costante. La speranza è senza dubbio quella di un pronto e capillare supporto da parte delle istituzioni nazionali.

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