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La truffa delle auto americane: ora la procura ordina il sequestro dei mezzi

D’Erasmo davanti al suo salone automobilistico

Il caso si avvia a conclusione: sotto accusa veicoli intestati agli acquirenti e mai consegnati se non dopo l’intervento del Gip

ROSIGNANO. Si avvia verso la conclusione l’indagine della Procura di Livorno nei confronti del titolare di un autosalone di Rosignano, Dario D’Erasmo, 42 anni, denunciato nel 2020 per truffa da tre clienti. Secondo l’accusa, D’Erasmo, che ha sempre respinto ogni addebito, con artifizi e raggiri induceva in errore più persone circa la serietà dei contratti di vendita di auto di grossa cilindrata provenienti dall’estero, procurandosi ingiusti profitti consistenti negli anticipi di pagamento o pagamenti per intero di autovetture mai consegnate di fatto (poi sottoposte a sequestro preventivo dal Gip Antonio Del Forno) e intestate, con modalità al centro di altre indagini, agli acquirenti che però non avevano ottenuto la disponibilità dei veicoli usati.

Una storia che si trascina da un paio d’anni, diventata un caso anche sulle tv nazionali dopo le denunce di alcuni clienti che poi il titolare della concessionaria Forever Free di Rosignano, ha a sua volta denunciato per i reati di atti persecutori e diffamazione aggravata. Ma le parti offese, tra loro anche un acquirente di San Giuliano Terme, non hanno fatto un passo indietro, iniziando anche procedimenti civili. L’ultimo atto risale a poco prima della fine del 2021 e riguarda appunto il sequestro preventivo di tre veicoli americani al centro del contenzioso. Due le posizioni oggetto del sequestro.

Un cliente di Milano ha denunciato di avere acquistato un’auto usata al prezzo di 54mila euro, pagando un acconto di 46mila, con previsione di saldo alla consegna dei veicolo. Per questa vettura il concessionario avrebbe dichiarato un chilometraggio inferiore a quello reale e avrebbe omesso di rivelare che il veicolo era danneggiato. Lo stesso acquirente inoltre non ha riconosciuto la sua firma nella dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà firmata a Lucca a novembre 2020 e sugli atti per nazionalizzare il Dodge importato a suo nome. Diverso il caso di un’altra parte offesa, una 53enne di Lucca, che sarebbe stata convinta da D’Erasmo a investire i suoi risparmi su un’auto da acquistare all’estero prospettandole introiti entro un mese dal millantato giro d’affari, pari a circa 1.500 euro a fronte di un investimento di 32mila euro. Quando la donna ha chiesto la restituzione dei soldi sono iniziati i problemi. Entrambi a distanza di mesi hanno poi scoperto di essere intestatari a loro insaputa, di un’auto vendute dal D’Erasmo. La Porsche intestata alla donna non avrebbe lo stesso telaio indicato dal commerciante quando l’amica gli aveva fatto il bonifico di 32mila euro.

Tra l’altro la donna ha denunciato di avere trovato la chiave della Porsche nella cassetta della posta, l’estate scorsa. Tra l’altro il giorno prima l’auto intestata a suo nome era stata sottoposta a sequestro amministrativo dalla polizia municipale di Lucca perché era parcheggiata lungo una strada e non era assicurata. Il telaio della vettura è diverso, come il modello, da quello della causale del bonifico che la donna aveva effettuato. Così si è chiuso il cerchio.

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