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Castiglioncello, addio alla Padella della Festa del pesce. «Facciamole un monumento»

Castigioncello si stringe al funerale del simbolo che aveva unito generazioni e dato notorietà a Caletta


CASTIGLIONCELLO. «Abbiamo aspettato e sperato che arrivasse qualcuno. E qualcuno era venuto, ma la storia non era così semplice». Non lo è mai.

La voce di Elio Ripoli, presidente della Festa del Pesce, è quella di chi trattiene l’amarezza per aver tentato fino all’ultimo. «La Festa del Pesce di Caletta nacque nel 1971. Io c’ero», racconta. La manifestazione crebbe, affermandosi come un evento tradizionale senza il quale l’estate non poteva iniziare nella giusta maniera.

«Una dozzina di anni fa il vecchio gruppo dirigente, ormai avanti con gli anni, dava già segno di voler chiudere», ricorda. Fu più o meno allora che «entrammo noi, eravamo una decina, e riuscimmo a dare alla manifestazione altri 10 anni di vita».

L’amore per la tradizione, se non altro, li ha traghettati fino al 2019, anno dell’ultima edizione da record: tre settimane di manifestazione.

Ma anche la spinta innovativa dei “ragazzi” si è trovata a dover fare i conti con l’età che avanza. E ad aprile 2020 l’associazione pianse la scomparsa del volontario e amico Mario Gambini, figura storica della Festa. «Alla fine anche noi non eravamo giovanissimi, e nel tempo un ricambio generazionale vero e proprio non c'è mai stato», racconta ancora Ripoli.

Senza contare i problemi, che si sommavano gli uni sugli altri. «Ci guardavamo intorno. A un certo punto si fece avanti un gruppo di quarantenni – ricorda ancora il presidente – che però ben presto si accorsero delle difficoltà che c’erano sia sul piano della logistica che su quello della sicurezza. Ma senza la spinta della voglia non ce la fai...».

E a fine giugno dello scorso anno Il Tirreno titolò “Cancellata per sempre la Festa del pesce. «Troppe limitazioni e pochi volontari»”. L’ultimo post, che ancora rimane sulla pagina Facebook della manifestazione.

Gennaio, invece, era il mese in cui iniziare a comprare il pesce per la Festa che era ai primi di giugno. Si doveva iniziare mesi prima per pianificare tutto.

«Volevamo chiudere l’associazione al 31 dicembre del 2021 ma non ce l’abbiamo fatta. Sono due anni che ci proviamo», confessa Ripoli, quasi per contrappasso. Per le mani poi si è ritrovato anche un’altra gatta da pelare: «Abbiamo in cassa circa 50 mila euro. 30 mila li abbiamo dati al Comune per realizzare una fontanella. Gli altri, tolte le spese fanno circa 18 mila, li abbiamo distribuiti alle associazioni del territorio che ci hanno sempre dato una mano, a titolo di riconoscenza».

Nel frattempo, mercoledì, è arrivato il “rottamaio” per rimuovere la Padella. L’artiglio meccanico ha rimosso trenta quintali di metallo e ricordi, smantellando per sempre lo storico manufatto dalla ragguardevole circonferenza di quattro metri (più altrettanti di manico).

«Il Comune si era impegnato a metterla nella rotonda in fondo a viale Marradi, ma subito risultò evidente che sarebbe stata incompatibile con il traffico», spiega il presidente, che avrebbe voluto almeno «farne una riproduzione più piccola, come si pensava». Ma anche quella ipotesi è naufragata. «Adesso – preannuncia – c’è l’idea di farne un monumento».

La Padella, l’originale, è ormai perduto. Irrecuperabili anche i resti, dilaniati e ridotti a ferro vecchio: troppo grandi per entrare nel cassone, si è dovuto tagliarli a metà.

Di lei resta solo la memoria, insieme ad alcune immagini riprese fortunosamente da una residente. E un’intera comunità ne ha celebrato il funerale.

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