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Schianto mortale con l’aereo dei parà: chiesta la condanna per un istruttore

Il velivolo precipitato

Nell’incidente al Paduletto morirono i due piloti del velivolo. Il pm: «Quattro anni e mezzo per Roberto Tistarelli»

CECINA. Una condanna a quattro anni e mezzo di reclusione per omicidio colposo per il direttore dei lanci, l’istruttore di paracadutismo di 55 anni Roberto Tistarelli, e l’assoluzione per il parà esperto quarantottenne Gianluca Castelli, entrambi aretini. Sono le richieste del sostituto procuratore Niccolò Volpe in vista della sentenza del processo aperto dopo l’incidente aereo dell’11 giugno 2016, quando dopo il decollo dall’aviosuperficie cecinese del Paduletto il Pilatus PC-6 con a bordo sette paracadutisti (tutti sopravvissuti) e i due piloti (morti nello schianto) è precipitato al suolo.

LE CAUSE DELL’INCIDENTE


I due piloti deceduti – il comandante Alessio Orzella, romano di 37 anni, e il copilota Cherubino Sbrana, ventisettenne di Carmagnola (in provincia di Torino) – hanno perso il controllo del velivolo dopo il primo lancio di uno dei parà, morendo sul colpo. Il colonnello del Cisam di Pisa Gianluigi De Matteis, sessantenne e chiamato nel corso del processo come testimone, a causa di un problema al paracadute d’emergenza, all’apertura del portellone, è stato risucchiato fuori, sbattendo sul piano di coda del Pilatus e riuscendo a sopravvivere: oltre a non rimanere agganciato al velivolo, infatti, è riuscito ad atterrare, mentre gli altri sei paracadutisti si sono salvati buttandosi dall’aereo.

IL PROCESSO

Secondo il pm – basandosi sulle perizie che hanno certificato il problema al paracadute, revisionato il 30 maggio – la condotta della scuola di paracadutismo “Skydive Kalifornia” (oggi chiusa ndr) «è stata negligente», ha spiegato in aula davanti al giudice Davide Miniussi. «Il paracadute che esce revisionato non si può considerare solo per questo idoneo – ha aggiunto – Negligentemente nessuno si è posto il problema che potesse essere pericoloso e quando De Matteis si alza in piedi sull’aereo per lanciarsi l’irreparabile è già successo. Il colonnello è un allievo principiante, che andava istruito e controllato» da Tistarelli, è la tesi dell’accusa. Le conclusioni sono state condivise dagli avvocati delle due parti civili (i familiari dei piloti deceduti): Daniele Raveggi e Matteo Bonati. Allo stesso modo il pm ha chiesto l’assoluzione per Castelli, perché pur avendo controllato il paracadute non era suo compito farlo (non era istruttore). Sarebbe spettato, insomma, a Tistarelli. Stralciata invece la posizione di un terzo imputato, il direttore della scuola Ilario De Marchi, perché incapace di intendere e di volere dopo un gravissimo incidente aereo in cui è rimasto coinvolto successivamente. In aula anche il legale dell’assicurazione della scuola, Marco Ferri.

PARLA LA DIFESA

Nella prossima udienza parleranno gli avvocati dei due imputati Vincenzo Forti e Roberto Mascio per Tistarelli e Antonio Grassetti per Castelli. «Il pm ha ricostruito in modo certosino i fatti contestati i quali, tuttavia, per una puntuale comprensione – spiega Forti – richiedono un’esperienza nel paracadutismo che, per ovvi motivi, la procura non possiede. Pertanto, pur comprendendo e giustificando le richieste della pubblica accusa, non posso in alcun modo condividerle soprattutto dal punto di vista del quantum di pena richiesto».