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Morto dopo il vaccino il dolore degli amici: «Federico stava bene sia fatta chiarezza»

Una foto di Federico Bertoli al bar Macchiaverde

Bertoli si è sentito male domenica all’hub: oggi l’autopsia. «Dopo la prima dose parlava di fastidi continui al braccio»

Una risata bonaria e tanta voglia di vivere. Federico Bertoli era così: gioviale e sorridente. Lavorava in campagna. «Con i trattori», come dicono gli amici. E appena poteva, tra una pausa e l’altra, andava nel suo bar di fiducia sulla 206, quello che si trova proprio dopo lo svincolo per Santa Luce. A quei tavoli l’hanno visto l’ultima volta sabato scorso. «Era venuto qui a pranzo. Come faceva quasi tutti i giorni. E non posso credere che adesso non ci sia più».

Gli occhi di Dorina, la barista, si velano di lacrime per quel gigante buono che a Castelnuovo della Misericordia in molti conoscevano. Ogni cliente che entra ha una parola per lui. «Era una persona gioviale», «era così sorridente», «è terribile quello che è successo». Ma soprattutto: «Per quale motivo è morto?». È questo l’interrogativo che si rincorre nelle voci di chi entra al bar tabacchi Macchiaverde. Ed è per rispondere proprio a questa domanda che oggi sarà effettuata l’autopsia. In questo caso il magistrato non ha alcun ruolo. L’esame, che si svolgerà all’istituto di medicina legale dell’ospedale San Luca di Lucca, è stato disposto direttamente dall’Asl.


MEZZ'ORA DOPO LA DOSE

Perché Federico Bertoli, lo ricordiamo, è morto nel pomeriggio di domenica scorsa, una mezz’oretta dopo la somministrazione della seconda dose di Pfizer. La chiamata al 118 è arrivata nel primo pomeriggio e quando l’ambulanza della Pubblica Assistenza di Rosignano Marittimo col medico a bordo ha raggiunto l’hub del circolo Arci Le Pescine, a tentare di rianimare l’uomo c’era già il personale del centro vaccinale. Gli operatori e i volontari del 118 hanno proseguito con le procedure tentando di salvargli la vita e hanno guidato l’ambulanza in direzione dell’ospedale di Cecina. Ma Bertoli non ha mai riaperto gli occhi. È morto all’età di 53 anni.

L'IPOTESI DELL'ASL

L’Azienda sanitaria ha fatto sapere che «visti i tempi ridotti tra la vaccinazione e il malore accusato e l’assenza riferita di patologie allergiche, non sembra esserci una relazione causale tra la somministrazione e il decesso». Ma una risposta più precisa arriverà solo dagli esami a cui sarà sottoposta oggi la salma.

Dopo la somministrazione della prima dose Bertoli agli amici aveva detto di non aver avuto grossi effetti collaterali, tranne un formicolio continuo e persistente al braccio dove era stata effettuata l’iniezione. Agli amici, d’altra parte, non aveva parlato di problemi di salute. «Per quanto ne sappiamo stava bene».

I RICORDI DEGLI AMICI

Originario di Castelnuovo della Misericordia, dove viveva, Federico Bertoli lascia due fratelli, che potranno organizzare le esequie, curate dalla Fondazione Pubblica Assistenza di Rosignano Marittimo, solo ad autopsia effettuata. Da tutti considerato un uomo gioviale e alla mano, Bertoli lavorava in un’azienda agricola, poco distante dal paese. Prima si era occupato di scavi per altre imprese del territorio. «Da noi lavorava principalmente sulle macchine agricole – racconta Massimiliano Giannandrea, suo ultimo datore di lavoro – Era una persona alla mano. Lavorava bene e si dava da fare. La notizia della sua morte ci ha sconvolti». Così è stato anche per Andrea Vaglini, amico storico di Bertoli. «Abbiamo passato la nostra gioventù spensierata insieme – racconta –. Eravamo una cerchia di quattro amici e ci divertivamo molto. Poi, col tempo abbiamo preso strade diverse. Federico, agli occhi di chi non lo conosceva, poteva sembrare una persona taciturna, ma era un uomo molto disponibile e trascorrere del tempo con lui era molto piacevole. Va ricordato così perché lui era così». E così lo ricordano anche i suoi amici del bar, con cui condivideva le tante pause pranzo dal lavoro sulle macchine agricole. Si sedevano al tavolo, ordinavano e facevano quattro chiacchiere. Niente di più e niente di meno. «Lo vedevamo tantissime volte – sottolinea Dorina, sconvolta dall’accaduto –. Spesso sceglieva un panino con il prosciutto e rimaneva qui per scherzare e ridere con gli altri». Con quelle stesse persone che oggi guardano in basso, con lo sguardo triste, ripensando al loro caro amico.

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