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Fanno un video in classe e lo pubblicano su TikTok: ora rischiano la sospensione

San Vincenzo. Succede al comprensivo Mascagni. Ecco le posizioni di familiari e preside

SAN VINCENZO. Mascherine abbassate, sorrisi, facendo ciao con la mano, hit di sottofondo. Secondi di storia su TikTok da una classe della Mascagni. Tempo di affacciarsi sulla piattaforma che la direzione scolastica viene a saperlo, e di rimbalzo anche i genitori. «Mi hanno telefonato da scuola per andare a ritirare la lettera di convocazione per incontrare i docenti e il consiglio di classe – spiega un familiare di uno degli allievi coinvolti – È possibile la sospensione per 4-5 ragazzini. Tutto per un video né offensivo né volgare: la punizione ci vuole, ma il trattamento vecchia maniera pare eccessivo. Siamo famiglie 2.0, ci vorrebbe più educazione in ambito scolastico. Non una pantomima esagerata – dice – e poco educativa per mettersi al riparo da critiche».

Impossibile approfondire con la scuola l’episodio specifico (il procedimento è ancora in corso), ma si sottolinea che «se un genitore non è d’accordo, ci sono luoghi opportuni dove confrontarsi». Proprio TikTok ha introdotto disposizioni per tenere i minori di 13 anni al di fuori della piattaforma dopo tante accuse per comportamenti scorretti e comunicazioni ingannevoli ricevute (passo avanti per la tutela di utenti più giovani dopo la richiesta al Garante della Privacy di indagare sulla condotta del social). «Siamo in una fascia d’età molto delicata – spiega Claudia Giannetti dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Mascagni di San Vincenzo – Qualunque segnale arrivi dal mondo social lo prenderei, pure dal punto di vista delle famiglie, come una possibilità per comprendere, agire. A scuola abbiamo un referente che si occupa di cyberbullismo e che incontra gli alunni – aggiunge – con percorsi sin dalla prima media. Tre anni fa abbiamo organizzato un laboratorio di 25 ore dedicato ai genitori a cui hanno partecipato tutti gli insegnanti. Per le famiglie, da Venturina a Donoratico fino a San Vincenzo sono venute 5 persone su 640 allievi iscritti. Per le terze programmiamo incontri con le forze dell’ordine perché, dopo i 14 anni, gli studenti diventano imputabili. E come istituto intercettiamo solo la punta dell’iceberg di quanto succede, quando qualcuno lo segnala».


Non esiste legge che vieta a minorenni di iscriversi a qualsiasi social network. Dal Regolamento europeo, in materia di protezione dei dati personali, è stata stabilita a 16 anni l’età minima per prestare il consenso al trattamento. Succede poi che i singoli Stati emanano la normativa che abbassa tale soglia, non oltre 13 anni (o 14 come l’Italia; al di sotto serve l’autorizzazione di genitori o tutore legale). «In Italia si può guidare un’auto da maggiorenni, con la patente – afferma la dirigente – Per i device è come dare la macchina a un 14enne senza preparazione. Sulle chat esce di tutto, sulle piattaforme la verifica è immediata. Al di là della gravità dei post la scuola ha un regolamento chiaro, rivisto dal consiglio tre anni fa e sono previste sanzioni per chi ne fa uso improprio».

Self publishing, la pubblicazione fai da te mette nei guai pure adulti convinti di godere di privacy postando sulla “pagina privata” Facebook. «Insegno da 22 anni – dice Giannetti – e sono dirigente da 10; negli ultimi 4 anni le sanzioni disciplinari stabilite riguardano problemi di questo tipo non più l’allievo trovato in bagno mentre fuma. I social amplificano il negativo trasformandosi in reati. Strumenti in mano a bambini di 10, 11, 12 anni non in grado di gestirli. Non ci si sofferma abbastanza su un punto: “io genitore consento qualunque tipo di uso e me ne assumo la responsabilità”. È dall’account del genitore che partono le pagine del figlio; il controllo è un dovere per il suo bene. Così, quando si intercetta un fatto non adeguato, bisogna intervenire. Mi spaventa, da cittadina, il silenzio di chi si rende conto di un uso improprio, di chi lo fa, di chi lo subisce, e di chi assiste ma sta zitto. Ci vuole consapevolezza: “Non mi sono accorto” non è accettabile, si fanno danni enormi ai bambini lasciati soli. Dei docenti hanno ipotizzato che sarebbe meglio far portare ai ragazzi il cellulare per insegnare ad usarlo fianco a fianco, come punto di partenza. Ma la scuola – sottolinea –, ogni giorno, ha bisogno della collaborazione delle famiglie».
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